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Arabia Saudita, Israele, Vaticano
Il viaggio del presidente Trump

rassegnaUn possibile cambio di rotta dell’amministrazione Trump sul fronte internazionale. Così i quotidiani definiscono il significato del viaggio a tre tappe di fine maggio del presidente americano in Arabia Saudita, Israele e territori palestinesi e in Vaticano. “Il suo primo viaggio – scrive Federico Rampini su Repubblica – renderà omaggio alle tre religioni monoteiste e abramitiche. Con un messaggio che contraddice tutto quello che sapevamo finora: un’orgogliosa riaffermazione della leadership americana; la volontà di guidare il mondo arabo verso l’unità contro gli estremisti”. Un progetto che impegnerà Trump su diversi orizzonti: saldare il fronte contro l’Iran e il terrorismo internazionale, cercare di rilanciare il processo di pace tra israeliani e palestinesi e ricucire le relazioni con Bergoglio dopo i duri scontri avuti in campagna elettorale. Il viaggio è stato inoltre annunciato dopo un importante vittoria politica per il presidente Usa, l’affossamento alla Camera della riforma sanitaria voluta da Obama: restano, sottolinea il Corriere, tra i repubblicani ampie zone di dissenso che torneranno in gioco quando la legge voluta da Trump andrà in Senato.

Francia, appello alla democrazia. Oggi ultimo giorno di campagna elettorale in Francia, dove domenica si sfidano al ballottaggio per l’Eliseo il fondatore del movimento «En Marche», Emmanuel Macron, e la leader del Front National, Marine Le Pen. Il primo è in testa nei sondaggi con oltre il 60% delle intenzioni di voto contro il 40% della sfidante, che, intervistata da Aldo Cazzullo sul Corriere, afferma di non avere più legami con il padre e di non aver mai covato sentimenti antisemiti o xenofobi: “Io non ho mai giudicato in tutta la mia vita una persona per il nome che porta, perla religione che professa, per il colore della sua pelle. E le ricordo che En Marche, il nome del partito di Macron, era uno slogan di Vichy. Il candidato oscuro è l’altro”, il tentativo di difesa della Le Pen. Eppure era stata proprio la leader del Front National poche settimane fa a negare le responsabilità storiche del governo collaborazionista e antisemita di Vichy. Non è quindi un caso se il Gran rabbino di Francia Haim Korsia abbia firmato assieme al pastore François Clavairoly e il rappresentante della Comunità islamica Anouar Kbibech (Cfcm), una lettera perché i francesi scelgano Macron e facciano “trionfare la Francia generosa, tollerante e aperta al mondo” (Corriere).

Il caos sul dossier Frontex. La Marina italiana difende le ong dall’accusa di collaborare, anche indirettamente, con i trafficanti di esseri umani e scafisti, come invece sosteneva un primo dossier di Frontex, che ora smorza le accuse (Avvenire). Le ong si difendono e sostengono che la realtà sia ben diversa, come racconta il Corriere della Sera, mentre il Csm vuole procedere con un’indagine sulla questione. Intanto vergognoso il gesto di esponenti di estremisti di destra di Forza Nuova che hanno attaccato la sede romana dell’Oim, agenzia Onu peri migranti (Avvenire e Fatto Quotidiano).

Arezzo, no della Comunità ebraica a “piazza Viva Maria”. Il consigliere leghista del Comune di Arezzo Egiziano Andreani ha proposto di intitolare al ricordo “di ‘Viva Maria’, l’insurrezione antifrancese e restauratrice del 1799 ricordata dalla Comunità ebraica come una ferita della storia, funestata da pogrom e antisemitismo”, una piazza della città toscana, racconta Repubblica Firenze. “Si apre una ferita democratica che era stata chiusa. Non solo verso gli ebrei – afferma al quotidiano il presidente della Comunità ebraica di Firenze Dario Bedarida, ricordando come la piazza era già stata intitolata una volta a quel tragico episodio storico per poi cambiare nome – L’insurrezione che prese il nome di ‘Viva Maria’ è per noi una pagina tragica”. Il provvedimento verrà votato lunedì dalla maggioranza di centrodestra.

Milano, il finto allarme bomba. Il Corriere di Milano titola “Condannato uomo del Mossad” per parlare della sentenza a carico di una fonte – il 44enne albanese Artur Spaho -, poi screditata dai servizi segreti israeliani stessi, che nel 2012 aveva montato delle accuse contro un gruppo di 9 persone, sostenendo fossero componenti di una cellula terroristica. Effettivamente l’intelligence israeliana aveva fatto la prima segnalazione agli 007 italiani su quanto affermato da Spaho – che non è un uomo del Mossad – ma in un secondo momento lo aveva definito una fonte non attendibile. Ora l’uomo è stato condannato per calunnia a 2 anni e 2 mesi di detenzione.

Milano, questione migranti. Continua il dibattito sull’operazione di polizia organizzata martedì alla stazione Centrale di Milano, che ha portato al trasferimento in Questura di 52 immigrati, nessuno dei quali è poi stato denunciato. A riguardo, Repubblica nelle sue pagine milanesi intervista Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza per il Pd, che spiega la posizione del suo partito: “A noi interessa un’idea di sicurezza urbana integrata, che comprenda anche aspetti di socialità e che tenga assieme i diritti e i doveri. Milano ha una storia e una radice culturale che è di attenzione ai diritti e all’accoglienza alle persone. Dopodiché bisogna lasciare spazio alle forze dell’ordine: se individuano territori da tenere sotto osservazione è legittimo che lo facciano”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(5 maggio 2017)