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“Dinà demalchutà dinà” letteralmente “La legge del regno è legge”; questa sentenza, che compare in alcuni passi del Talmud ed è sviluppata nei codici rabbinici, riferita non al solo regime monarchico ma in genere all’autorità costituita, esprime il riconoscimento da parte della normativa ebraica delle leggi dello stato e il conseguente dovere, anche da un punto di vista religioso, di rispettarle. Non si tratta di un’accettazione indistinta, la halakhà ebraica attribuisce pieno valore solo ad un’autorità che sia stata effettivamente riconosciuta nel territorio cui intende presiedere, la legge deve avere un’utilità per il paese e rientrare nell’ambito di un codice di norme approvato, deve inoltre rivolgersi a tutta la popolazione, non in maniera discriminante, in favore o a torto di qualcuno. Oltre a questi requisiti, che riguardano il rapporto dell’autorità con il paese e la popolazione di riferimento, per quanto si riferisce in particolare al pubblico ebraico, si esclude che una legge dello stato possa esentare dall’osservanza di un esplicito comandamento religioso o imporne la trasgressione. Su questi criteri si è articolato il rapporto dell’ebreo (quando non costretto dalla violenza del potere) nei confronti dell’autorità dello stato. Non tutti i problemi sono risolti, spesso le questioni si devono affrontare caso per caso, soprattutto quando si pongono situazioni di vera o presunta incompatibilità tra legge dello stato ed osservanza delle prescrizioni religiose. Penso tuttavia sia più agevole procedere in un’ottica di riconoscimento delle leggi dello stato, anche nella prospettiva di una minoranza religiosa, piuttosto che inoltrarci nell’incerto percorso stabilito dalla sentenza della Cassazione, che parla del dovere di “conformarsi ai valori del mondo occidentale”. I valori non riguardano solo comportamenti pubblici, esprimono identità, criteri di scelte e priorità nella vita, entriamo in un ambito in cui l’ambiguità della definizione utilizzata rischia di creare ulteriori difficoltà piuttosto che risolverne.

Giuseppe Momigliano, rabbino

(17 maggio 2017)