Il Mossad e le rivelazioni di Trump
in gioco la fiducia tra i servizi

170215-netanyahu-trump-presser-1223p_7a07f0c48afb1e2a971bfe3c3493fb3d-810x540A distanza di una settimana dal suo arrivo in Israele, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è trovato in una situazione complicata: l’aver rivelato informazioni altamente confidenziali al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e all’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Sergei Kislak, ha attirato sul presidente Usa pesanti critiche. Tra queste, quelle di alcuni esponenti dell’intelligence israeliana, protagonista suo malgrado del caso internazionale scoppiato in mano a Trump: a fornire le notizie top secret agli americani, poi rivelate dall’inquilino della Casa Bianca ai russi, era stato infatti il Mossad. Almeno così dicono diversi autorevoli giornali americani, tra cui il New York Times e il Washington Post. Secondo ABC News Israele sarebbe riuscita a inserire una propria “spia” dentro lo Stato Islamico: questa persona “ha fornito informazioni su una trama dell’ISIS per abbattere un aereo civile diretto verso gli Stati Uniti con una bomba su un computer portatile, che secondo alcuni funzionari americani sarebbe riuscito a passare i controlli all’aeroporto”. Ufficialmente il governo di Gerusalemme non ha confermato la notizia ma il commento dell’ambasciatore d’Israele negli Stati Uniti Ron Dermer, sembra dare credito alla pista che porta al lavoro del Mossad. Dermer ha dichiarato che “Israele ha piena fiducia nel rapporto di condivisione delle informazioni con gli Stati Uniti e attende con impazienza di approfondire tale rapporto negli anni a venire sotto il Presidente Trump”. Una forma di rassicurazione, quella fatta dal diplomatico israeliano che suona come un “lo abbiamo fatto in passato e continueremo a farlo in futuro, nulla è cambiato”. Nelle ore precedenti però erano emersi sui media internazionali commenti di funzionari di Gerusalemme, rimasti nell’anonimato, duramente critici dell’operato di Trump. “C’è una speciale intesa nella cooperazione sulla sicurezza tra i nostri Paesi – ha dichiarato un ufficiale israeliano al sito Buzzfeed parlando dello scambio tra servizi israeliani e americani– Sapere che le informazioni di intelligence sono condivise con altri, senza esserne prima informati? Questa è la conferma delle nostri peggiori paure”. Secondo un pezzo pubblicato in ebraico da Yedioth Ahronoth, l’intelligence israeliana starebbe valutando quali informazioni d’ora in avanti condividere con il suo più grande alleato, gli Stati Uniti: il lavoro dei servizi segreti si fonda sulla fiducia e se un presidente racconta a un Paese terzo un’informazione che tu gli hai fornito in via assolutamente riservata, potrebbe non fidarsi più la prossima volta. E in questo caso, a peggiorare la situazione, c’è il fatto che la Russia in Siria (da dove è arrivata la notizia top secret) ha di fatto interessi che non collimano con Israele: appoggia Assad, il quale è sostenuto dall’Iran e da Hezbollah, due dei più pericolosi nemici dello Stato israeliano.

Daniel Reichel

(17 maggio 2017)