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RELIGIONE Monoteismi e diritti umani

Cosimo Nicolini CoenNelle conclusioni al convegno “Ebraismo e cristianesimo nell’età dei diritti umani”, organizzato dalla Fondazione Cukier, Goldstein-Goren e dalla Facoltà di Teologia di Lugano, Silvio Ferrari, docente di diritto comparato delle religioni e di diritto canonico, ha sottolineato come l’interrogativo circa il rapporto intercorrente tra monoteismi e diritti umani sia privo di risposte univoche. In particolare, mentre i profili giuridici corrispondenti ai tre monoteismi affondano le loro radici nella rivelazione, presentando quindi un carattere eteronomo, i diritti umani, così come li conosciamo, si presenterebbero sulla base di un autonomo uso della ragione, declinatosi in atto giuridico. Eteronomia della rivelazione e autonomia del diritto positivo (per quanto, qualcuno potrebbe far notare, su base di considerazioni giusnaturalistiche). Ovviamente sul piano pratico tale distanza di presupposti teorici non costituisce ostacolo all’istituirsi di convergenze, nella sensibilità dei singoli così come nelle battaglie collettive. Vale però la pena, proprio in una riflessione interna all’ambito ebraico, soffermarsi sulle differenze. Dove il monoteismo impone il rispetto della vita di ciascun essere umano in quanto creato “a immagine di Dio”, il diritto contemporaneo impone tale rispetto sulla base dell’autopercezione che l’uomo ha di sé, dunque in base a considerazioni puramente immanenti. È sul crinale di questa distinzione, spiegava Giuliani in La giustizia seguirai, che Leibowitz rifiutò la lettura eticamente orientata del monoteismo ebraico elaborata da Hermann Cohen. Gli imperativi della Torà, asseriva Leibowitz, non possono essere globalmente spiegati in base a finalità etiche poiché, così facendo, si infrangerebbe il principio della Torà lishmà, dietro il quale è possibile ravvisare il carattere eteronomo con cui la tradizione presenta gli insegnamenti ricevuti. Resta, ripercorrendo alcune considerazioni di Giuliani, che se non l’insegnamento della Torà quantomeno la sua eco ha fornito un importante orientamento nella costruzione di quella realtà giuridica che chiamiamo “diritti umani”, come la figura di René Cassin icasticamente ricorda. Benché a mio giudizio sia evidente che non vi sia a conditio sine qua non di un orientamento etico una qualsivoglia derivazione dal monoteismo resta che quest’ultimo, a partire dall’esperienza di Israele, ha apportato, proprio attraverso l’eteronomia che caratterizza la rivelazione, una rottura radicale nell’identificazione dell’uomo con l’immanenza. È questa rottura, secondo Levinas, a immettere il primato del dover essere, dell’etica, sull’essere, sull’ontologia, ed è forse questa rottura a sfumare la netta distinzione, sottolineata da Leibowitz, tra emunà e ragione e a suggerire, in primis all’ebraismo secolare, di farsi carico delle molteplici eredità di quella “difficile eteronomia”.

Cosimo Nicolini Coen