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Mosul distrutta, Isis in fuga

rassegnaI quotidiani italiani raccontano della battaglia per la liberazione dall’Isis della città irachena di Mosul. Il movimento islamista ha distrutto mercoledì scorso la più importante moschea della città, la Grande Moschea di al Nuri, un atto, scrive Lorenzo Cremonesi sul Corriere, che l’esercito iracheno ha definito “disperato” e che dimostra come la loro resistenza sia stata sbaragliata. “Ma la realtà sul campo rischia di essere più complicata. – spiega Cremonesi- Un conto è piantare la bandiera irachena dove prima sventolava quella nera di Isis, un altro è controllare davvero il territorio. Lo dimostrano il ritorno degli agguati e gli attentati nei quartieri di Mosul liberati già a dicembre. Anche le città di Falluja e Ramadi, nel cuore della regione sunnita di Al Anbar dove Isis venne battuto oltre un anno fa, restano per molti aspetti terra di nessuno. Isis continua a incitare i suoi uomini alla lotta ad oltranza. Ogni giorno i suoi kamikaze mietono vittime”. Della situazione di Mosul parla anche Repubblica e lo fa attraverso le parole e le immagini di Emanuele Satolli, fotoreporter embedded con i soldati dell’esercito iracheno.

Neofascisti, nemici della democrazia da fermare. Nel suo editoriale sul Corriere della Sera Paolo Lepri sottolinea come sia condivisibile la preoccupazione espressa dalla presidente della Camera Laura Boldrini al ministro dell’Interno Marco Minniti in merito all’ammissione in un comune in provincia di Mantova, in occasione delle ultime elezioni amministrative, di una lista nel cui simbolo era presente un fascio littorio. Ammissione che la Boldrini ha sottolineato essere contro la Costituzione, che vieta la ricostituzione del partito fascista. Le parole della presidente della Camera, ricorda l’editoriale del Corriere, hanno trovato il sostegno della Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni che ha ribadito la necessità di fermare chi propugna le ideologie fasciste e naziste. “Non si tratta di criminalizzare le idee, – sottolinea Lepri – ma di ribadire un obbligo morale, a partire dalla riaffermazione delle istanze ideali alla base della nostra convivenza. II disprezzo per la democrazia, invece, è un veleno quotidiano i cui effetti diventano sempre più pericolosi grazie alla vetrina dei social media”.

Il cimitero ebraico di Mantova. Ampio resoconto sul Venerdì di Repubblica, a firma di Brunella Giovara, in merito al dibattito nato attorno all’antico cimitero ebraico di San Nicolò, a Mantova. Un’area in cui il Comune vuole realizzare un progetto di riqualificazione che però negli scorsi mesi è stato contrastato da un gruppo di rabbini americani e israeliani: “Lì sotto c’è un cimitero ebraico, quella è casa mia, cioè degli ebrei. Non potete toccare niente”, le parole di uno dei rabbini, Shmaya Levi. Con Levi, si sottolinea nell’articolo, il primo a confrontarsi è stato il presidente della Comunità ebraica di Mantova Emanuele Colorni, che ha rimandato al mittente le rivendicazioni, scoprendo inoltre – attraverso una ricerca d’archivio – un documento ufficiale che attesta la cessione del cimitero di S.Nicolò da parte della Commissione Israelitica all’erario militare austriaco (scrittura del 3 agosto 1857 a rogito del notaio Quintavalle) e un altro documento del 1873 in cui si attesta la proprietà del terreno “al Regio erario civile”. Nonostante questo, il gruppo di rabbini, riporta il Venerdì, decide di scavalcare il presidente della Comunità ebraica mantovana e di contattare l’amministrazione cittadina. “A quel punto Emanuele Colorni ha chiamato Roma, nel senso dell’Ucei, Unione comunità ebraiche italiane. – si legge nell’articolo – E la presidente Noemi Di Segni ha dettato la linea: ‘Quell’appalto è importantissimo. Ma la memoria è un patrimonio comune e i morti vanno ricordati. E il valore religioso dell’area va rispettato’. Ha anche ribadito che ‘non sono loro l’autorità competente a intervenire, e a decidere se la parte ex cimitero sarà calpestabile, se un certo sentiero dovrà girare a destra o a sinistra… L’Ucei, con i nostri rabbini, è l’interlocutore del Comune’.

El Al e la sentenza sulle discriminazioni di genere. La compagnia di bandiera israeliana non potrà più far cambiare di posto a una donna per motivi di religiosi. A far condannare in tribunale la El Al è stata l’83enne Renee Rabinowitz, un’anziana sopravvissuta all’Olocausto, alla quale è stato chiesto di cambiare posto nel 2015, durante un volo fra Newark e Tel Aviv, su richiesta di un uomo ultraortodosso che non voleva sedere accanto ad una donna a causa delle sue convinzioni religiose (Avvenire).

Berlino, tentativi di boicottaggio. “Un incontro all’Università per parlare di ‘terrorismo, pregiudizio e possibilità per la pace’ in Medio Oriente trasformato nell’ennesimo show del Bds, il movimento antisionista per il boicottaggio di Israele su tutta la linea”, così il Foglio racconta il tentativo di alcuni studenti di ostacolare un’iniziativa organizzata alla Humboldt Universität di Berlino con protagonista Aliza Lavie, deputata alla Knesset per Yesh Atid, partito centrista di opposizione.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(23 giugno 2017)