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ATTUALITÀ Il pericolo dell’antisemitismo che non passa

romanoAlberto Giannoni Davide Romano / LE RETI DEI NUOVI ANTISEMITI /Il Giornale

“Non importa se siamo cristiani, atei o musulmani. Un fatto è certo: gli ebrei sono un termometro, e misurano la febbre della società in cui vivono. Meglio ancora, si dice che siano come quel canarino che i minatori del secolo scorso portavano sottoterra durante gli scavi. Se il volatile moriva significava che l’aria stava diventando irrespirabile anche per gli uomini, e dunque era tempo di risalire in superficie. Per questo è poco importante se i canarini (o gli ebrei) vi piacciono: se gli ebrei soffrono, la libertà di religione e di pensiero è in pericolo per tutti e dobbiamo preoccuparci. È la storia a insegnarlo, e puntualmente: da Hitler a Stalin le cose sono andate così”. Inizia con queste premessa il libro Le reti dei nuovi antisemiti – Dai grillini all’Islam politico. L’ossessione contro Israele, i pregiudizi verso gli ebrei firmato da Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano, e dal giornalista Alberto Giannoni in edicola con il Giornale. Il testo, con prefazione di Fiamma Nirenstein, è dedicato ai nuovi volti dell’antisemitismo, con riferimento in particolare a quanto accade sulla rete e nel mondo islamico contemporaneo. Di seguito è proposta la prefazione del volume.

L’Italia, nonostante ancora riesca a farsi passare per un Paese in cui l’antisemitismo è stato moderato anche ai tempi del nazi fascismo, di fatto ha prodotto disumane leggi razziali e deportazioni di massa. È stato, nei fatti, un paese antisemita e perfino genocida. Ma né agli italiani né, in generale, agli europei piace ammetterlo, e tantomeno pensare che quella tabe possa estendersi fino ai giorni nostri: la Shoah ha sterminato gli ebrei rastrellandoli nelle nostre strade e bruciandoli nei Campi di sterminio poco più di mezzo secolo fa. Mia madre Wanda Lattes fu espulsa da tutte le scuole del regno, mio nonno Giuseppe, commendatore, fu licenziato dalla Banca Commerciale. La mia famiglia ha subito deportazioni sia a Firenze che a Baranov, Polonia. Negli stessi anni, la Francia di Vichy aiutava di ottima lena i nazisti a deportare i bambini ebrei, molti altri Paesi europei collaboravano allo sterminio o facevano finta di niente, quelli che combattevano con decisione contro Hitler come l’Inghilterra badavano di non porre troppa enfasi sulla questione ebraica. I paesi comunisti hanno perseguitato gli ebrei deportandoli a loro volta, segregandoli, imprigionandoli. La foga antisemita si è andata poi rapidamente trasformando, quando l’antisemitismo era impresentabile, in lotta a favore dei poveri palestinesi aggrediti dal colonialismo plutogiudaico. L’odio antiebraico, con l’aiuto della Guerra Fredda e dalla macchina propagandistica collegata alla lotta terzomondista e antimperialista a fianco del popolo palestinese, è diventata una paradossale, assurda ossessione dei movimenti e delle istituzioni che si sono autonominate scudo dei diritti umani e della legalità internazionale, quella per cui Israele è stata scrutinata con parzialità e incessante doppio standard: disegnata con paradossali invenzioni, tipo quella di essere un Paese di apartheid, è stata accusata, come sempre gli ebrei nella storia millenaria, con invenzioni, colpevolizzandola per cose di cui nessun altro viene accusato.
La difficoltà a caricarsi del proprio antisemitismo porta alla fine gravi danni, conduce a patetiche esibizioni di cordoglio nella ricorrenza del giorno della memoria mentre consente che nelle università si formino comitati per il BDS, spesso legato anche organizzativamente e economicamente alla strategia che prevede di cancellare lo Stato ebraico, o che non si ponga nessuna attenzione critica all’atteggiamento per cui si votano all’ONU o nelle organizzazioni ad esso legate incredibili risoluzioni di condanna ossessiva che si giustificano solo con una fissazione razzista. Quando Ian Halimi fu rapito a Parigi (il libro ne parla) e torturato al suono di versi del Corano per settimane fino a che fu gettato morente in una discarica, la sua mamma seguitava a ripetere alla polizia di cercare in ambienti antisemiti musulmani. Non fu ascoltata: l’antisemitismo non deve essere menzionato, si pratica e basta, attraverso l’ossessiva persecuzione tramite la stampa che descrive gli eventi mediorientali sempre coprendo di biasimo Israele, con le risoluzioni dell’UE contro Israele, con la continua erosione dell’Onu, con quella sfacciataggine e disprezzo per la verità che consente all’Unesco di votare l’assurdità che gli ebrei non hanno nessuna connessione con Gerusalemme, la loro patria storica e morale citata nella Bibbia più di cento volte.
L’Europa rischia di restare priva di ebrei stretti fra l’incudine della sinistra che li ha traditi sulla scia del vecchio pensiero antiamericano e antimperialista, del populismo antisemita di destra, e dell’immigrazione islamica che li odia e usa tutti gli stereotipi antisemiti innalzando la bandiera palestinese. Parte notevole della popolazione ebraica in Belgio e in Francia è già emigrata in Israele fra i 2010 e il 2015, e non a caso si tratta dei paesi feriti da attentati islamisti antisemiti micidiali. Ma anche la demenziale, insistente aggressività dei partiti nostrani crea una situazione di erosione e di disgusto. Bene fanno Romano e Giannoni ad andare a fondo nell’antisemitismo di Cinque Stelle, a smascherare i Cinque Stelle come forza in cui l’antisemitismo è una dimensione ideologica indispensabile. Una volta il disegnatore satirico Vauro mi ha disegnata sul petto una stella di Davide e un fascio perché ero candidata nella lista di Forza Italia, e mi ha anche rappresentata come un mostro, una donna spaventosa che ha chiamato Frankestein nel titolo della sua invenzione. I giudici stabilirono che non si trattava di antisemitismo. Era, per loro, una legittima critica politica. Anche quando si disegnano i soldati di Israele con la svastica sul petto questa viene ritenuta una legittima critica politica, anche quando a suo tempo Sharon fu rappresentato in una vignetta mentre sgranocchiava teste di bambini che spargevano il loro sangue sul suo petto esposto, alla maniera di un orrido incubo alla Goya, anche questa era critica politica, anzi era anche spiritosa e vincente. Sì, l’antisemitismo contemporaneo si esprime oggi in odio contro lo Stato d’Israele. È più comodo, è meno dispendioso moralmente, ed è altrettanto genocida e pericoloso per l’Europa. È bene che Romano e Giannoni abbiano ripercorso le sue strade.