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Amman, ambasciata israeliana
sotto attacco

rassegnaSotto attacco ad Amman l’ambasciata d’Israele in Giordania. Grave un ufficiale israeliano ferito a colpi di coltello da alcuni terroristi, poi neutralizzati dalle forze di sicurezza. Già venerdì scorso, come riporta tra gli altri la Stampa, la capitale giordana era stata scenario di una manifestazione di protesta anti-israeliana
Non cala intanto la tensione in Israele e Cisgiordania (argomento di cui si discuterà oggi alle Nazioni Unite, nel corso del Consiglio di sicurezza). Con il rischio, scrive ancora La Stampa, che si inneschi adesso un’ondata di violenza simile a quella scatenata dell’ottobre 2015, che fu tra gli altri caratterizzata da mesi di attentati palestinesi contro civili e soldati israeliani “spesso effettuati con coltelli, automobili e armi improvvisate”. Nel frattempo, nel corso di un blitz effettuato nelle scorse ore, Israele ha arrestato diversi leader del movimento terroristico Hamas.
Il Corriere della sera intervista Aluf Benn, da sei anni direttore di Haaretz. Secondo Benn, il rischio maggiore per Netanyahu e per il governo in carica è che si scateni adesso un conflitto di tipo religioso. “Netanhahu avrebbe preferito evitare questa crisi. Il suo obiettivo è smantellare il nazionalismo palestinese, non gli conviene toccare questi argomenti” afferma l’intervistato.
“Chi tocca Gerusalemme muore” scrive Antonio Ferrari sul Corriere. “Non è una sterile minaccia, è la realtà. Se il dialogo tra le due parti si inaridisce fin quasi a spegnersi e se prevale l’arroganza, torna impetuosa e inarrestabile la violenza” sostiene Ferrari. L’opinionista critica duramente Netanyahu, che a suo dire starebbe cercando di far deragliare il progetto ‘Due popoli, due Stati’.
“Palestinesi deboli. Un boomerang per Israele” scrive invece Fabio Nicolucci sul Messaggero. “Se tra due parti in conflitto vi è troppa sproporzione – la sua riflessione – questo non è necessariamente un vantaggio né per la sua soluzione né per chi detiene il monopolio della forza”.

A Mosul Stato islamico aveva le componenti necessarie per produrre una bomba sporca, in grado di sprigionare pericole radiazioni. Ma non ha sfruttato il vantaggio, forse per incapacità o timore di essere contaminato. È quanto rivela un’inchiesta del Washington Post, di cui parla oggi il Corriere.

Su La Stampa Elena Loewenthal recensisce La verità del male. Eichmann prima di Gerusalemme, della filosofa tedesca Betti Stangneth. “Ne emerge una figura tutta diversa rispetto a quella che ha ispirato Arendt e tanto dibattito storico e filosofico. Né un supereroe e nemmeno una nullità, non il genio del male – si legge – e nemmeno l’impiegato capace solo di ubbidire agli ordini superiori”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(24 settembre 2017)