In ascolto – Kfar Blum

milanoSi è appena conclusa la 33esima edizione del festival di Kfar Blum, in alta Galilea, dedicato alla musica da camera con i nomi più o meno noti del panorama musicale israeliano e di artisti stranieri. Quest’anno il programma prevedeva diversi workshop e prove aperte e ventisei esibizioni con decine di artisti, due orchestre, due cori, band e ensemble da camera.
Nella cornice suggestiva del kibbutz immerso nel verde, si sono levate le note di opere di Dvořak e Debussy, Mozart, Mahler, Villa Lobos e sono state presentate nuove opere, soprattutto per i più piccoli. L’organizzazione ha elaborato un programma interessante, in grado di soddisfare età e gusti diversi e ha chiuso davvero con il botto: il Carnevale degli animali di Saint-Saëns, con un testo originale della scrittrice parigina Maia Brami, interpretato da musicisti in costume che hanno divertito la folla di famiglie; a seguire, l’esecuzione dello Schleptet di PDQ Bach, personaggio fittizio inventato da Peter Schickele, un vero genio nel combinare la sua profonda conoscenza della musica e della musicologia con un acuto senso dell’ironia e infine le Danze Galanta, opera del compositore, linguista e pedagogo ungherese Zoltán Kodály.
Kodály era un uomo del suo tempo, un musicista colto che guardava con interesse e curiosità alla nascente disciplina dell’etnomusicologia e sosteneva la necessità di recuperare e tramandare il patrimonio musicale della tradizione. Nelle sue Danze risuonano le melodie di Galanta, oggi città della Slovacchia ma allora, alla fine del 1800, un semplice villaggio dell’Impero austro-ungarico. Kodály visse a Galanta dai tre ai dieci anni, il periodo più importante per la formazione dell’orecchio e qui imparò ad amare il verbunko, la tipica danza popolare che racconta la commistione di elementi magiari, viennesi, balcanici, turchi e gitani.
Al festival di Kfar Blum l’opera è stata eseguita nell’arrangiamento originale di Ohad Ben Ari, un giovane musicista di grande talento che ha debuttato a soli 12 anni con la Filarmonica di Israele. Ohad ha studiato pianoforte con la celebre Pnina Salzman, una vera icona della storia musicale del paese e anche se al grande pubblico forse è più nota la sorella Miri, regina del violino hip hop, anche lui ha riscosso successo negli Stati Uniti e ha vinto un gran numero di premi importanti, tra cui il Concorso Ard di Monaco e l’Arthur Rubinstein di Tel Aviv. La sua vita, come molti israeliani, è legata a Berlino, la città che apre le porte ai musicisti di talento; la sua opera sinfonica “Violins of Hope” è stata commissionata ed eseguita dai Berliner Philharmoniker e lui stesso è ideatore e direttore del ID Festival Berlin, il cui scopo è presentare le opere degli artisti israeliani che vivono in Germania.

Maria Teresa Milano

Consiglio d’ascolto:

(27 luglio 2017)