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Gentiloni: “Contro il terrorismo,
l’Italia deve rimanere unita”

rassegnaDopo l’attacco terroristico a Barcellona, il Viminale ha ordinato l’introduzione di nuove misure di sicurezza in tutte le città italiane, tra queste l’installazione di barriere antiterrorismo. “Quei jersey di cemento armato che avrebbero forse impedito la strage sulla Rambla. – scrive il Corriere della Sera – A Milano sono già comparsi all’ingresso della Galleria, nelle vie attorno al Duomo, e un’altra dozzina saranno sistemati ai varchi della movida. A Roma viene creato uno slalom nella pedonale via dei Fori Imperiali (le camionette dell’esercito già sbarrano da tempo l’avvicinamento al Colosseo) e altre piazze sono sotto osservazione”. Intanto il ministro Alfano, volato a Barcellona, spiega che in Italia l’allerta rimane altissima mentre da Rimini il Premier Gentiloni sottolinea che “è decisivo che da tutti venga il sostegno alle forze dell’ordine, all’intelligence, ai militari impegnati per la sicurezza. Fare sentire il Paese unito attorno alle forze che lavorano per la sicurezza è altrettanto importante rispetto al ripetere che i terroristi non ci costringeranno a rinunciare alla nostra libertà. La difendiamo, lo facciamo ringraziando ogni giorno chi ci consente di vivere liberi” (Corriere).

Dal Marocco a Barcellona, i segreti della cellula terroristica. Si chiama Mohamed Houli Chemlal, ha 21 anni ed è originario di Melilla, l’unico sopravvissuto all’esplosione del laboratorio-santa Barbara di Alcanar (dove c’erano 120 bombole di gas che dovevano essere usate come ordigni). Ed è l’uomo che sta permettendo agli inquirenti spagnoli di fare luce sulla cellula terroristica che ha colpito Barcellona. La sua collaborazione, scrive Repubblica, è stato uno dei segreti meglio custoditi dall’indagine. Al punto che, per oltre 36 ore, nonostante figurasse tra gli arrestati, non era stata rivelata neppure la sua identità. La sua testimonianza è stata utile per ricostruire i fili che annodano la cellula ad almeno tre Paesi europei – Francia, Belgio, Svizzera – e a profilare ancor di più e meglio gli ultimi movimenti dei suoi uomini nelle ore precedenti la strage.

Rav Laras, “Ebraismo consustanziale alla cultura europea”. Sul Quotidiano nazionale rav Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del Centro-Nord d’Italia, contesta in parte l’invito del rabbino capo di Barcellona alla sua Comunità ad emigrare in Israele. “Pur in parte convenendo, so che molti ebrei resteranno in Europa. – afferma Laras – Non solo: l’ebraismo è consustanziale alla cultura europea, con legami di amicizia, responsabilità e solidarietà verso i nostri concittadini, per cui la nostra permanenza in Europa, intesa come resistenza, ha valore”.

Dove colpisce l’odio terrorista. In un corsivo sul Corriere, Pierluigi Battista ricorda come i luoghi pubblici siano l’obiettivo dei terroristi: “scelgono di spargere il loro odio sulla Rambla, a Barcellona. Davanti a uno stadio, a Parigi. In un museo prestigioso, a Tunisi. In un centro commerciale, a Monaco di Baviera. Nella redazione di un giornale satirico, a Parigi. In un aeroporto, a Bruxelles. In un bistrot, a Tel Aviv”. Nel lungo elenco di luoghi diventati obiettivo del terrore, Battista ricorda tra gli altri la scuola ebraica di Tolosa, la sinagoga di Copenhagen, il supermercato casher di Parigi ma anche una scuola femminile in Nigeria, la manifestazione a Suruc, la discoteca di Istanbul, e sottolinea come il terrorismo colpisce “Dappertutto. Ovunque. Per uccidere”. Secondo il direttore del Foglio Claudio Cerasa, “gli islamisti vogliono trasformare l’Europa in una nuova Gaza. E se non ci renderemo conto fino in fondo che l’attacco portato avanti dagli islamisti alla nostra civiltà ha le stesse radici degli attacchi portati avanti ogni giorno contro Israele, continueremo a non fare tutto il necessario per difenderci da quello che non è solo un gesto di qualche pazzo isolato, senza aggettivi, ma che è semplicemente un attentato quotidiano contro la nostra civiltà”.

Jerry Lewis (1926-2017).
I quotidiani italiani e internazionali dedicano ampio spazio al ricordo di Jerry Lewis, comico, attore e regista, scomparso ieri all’età di 91 anni. Nato in New Jersey da immigrati ebrei dalla Russia, Joseph Levitch diventerà poi famoso come Jerry Lewis: “con la sua comicità apparentemente solo fisica, tutta smorfie, falsetti, spasmi, Jerry – scrive Vittorio Zucconi su Repubblica – aveva disgustato critici e pubblico americani che lo avevano abbandonato. E aveva entusiasmato, per polemica, gli europei e soprattutto i francesi che, fra Legion d’Honneur e premi a Cannes, lo consideravano un gigante incompreso dai rozzi yankees”.

Dejen, dall’Eritrea al Memoriale. Su Repubblica Milano Zita Dazzi racconta la storia del tredicenne Dejen, fuggito dall’Eritrea e oggi ospite del Memoriale della Shoah di Milano. “La mia mamma e il mio papà sono scappati due anni fa. – racconta il ragazzo – Sono andati in Arabia Saudita perché sono oppositori del regime che governa l’Eritrea. Mi hanno lasciato con una zia. Io per un po’ sono stato lì, sperando che loro tornassero, ma il tempo non passava mai, era infinito e loro non tornavano”. Di qui, la decisione di scappare dal Paese governato dal 1993 dal dittatore Isaiah Afewerki. “Fra poco compirò 13 anni, se fossi rimasto in Eritrea sarebbero venuti prendermi per arruolarmi nell’esercito – spiega il piccolo ai mediatori – e dopo non avrei mai più rivisto i miei genitori. L’unica soluzione era andarmene”. Così è iniziata la sua traversata con l’obiettivo di arrivare in Olanda, dove si trova una sua zia e dove stanno cercando di andare i suoi genitori.

Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked

(21 agosto 2017)