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L’Italia e la sfida al radicalismo

rassegnaContinuano le indagini degli inquirenti spagnoli per ricostruire il piano della cellula terroristica che ha compiuto la strage a Barcellona, uccidendo 13 persone e ferendone 126. I terroristi volevano colpire con camion bomba “simultaneamente diversi monumenti e chiese simbolo” della città, ha raccontato uno degli arrestati. L’imperizia degli attentatori farà però saltare in aria il covo dove è tenuto l’esplosivo, uccidendo tre di loro. Così, “nel campionario dell’orrore proposto dai manuali della propaganda del Califfato”, racconta Repubblica, i terroristi scelgono di usare direttamente il camion come arma, lanciandolo contro la folla. Un metodo già tristemente noto, da Nizza a Gerusalemme. Intanto anche in Italia si installano barriere per scongiurare nuovi attacchi e si riflette su come contrastare il radicalismo islamista: un’inchiesta di Repubblica propone alcune iniziative da adottare, tra cui la “prevenzione culturale” incentrata sulle seconde generazioni e ricorda come al Senato presto sarà in discussione la legge sul contrasto alla radicalizzazione jihadista. Secondo il sociologo Maurizio Ambrosini, “per fermare la paura dobbiamo insistere su lavoro e cittadinanza” e contro il radicalismo “serve una vera politica: entrare nelle moschee e formare gli imam”.

Islam e migranti. Sul Giornale intervista all’esperto francese di terrorismo Olivier Roy che spiega in cosa risiede la violenza jihadista: “Quando rompi con la società sei violento – afferma Roy – Non è un’associazione tra Islam e violenza, Isis è un movimento violento che si oppone a tutta la società, a tutto l’ordine mondiale. Una volta era la sinistra estrema, ora è l’Isis una strada per distruggere l’ordine sociale”. Roy parla anche dell’ipotesi di bloccare l’arrivo dei migranti: “Non è possibile, soprattutto se arrivano da Paesi in guerra civile e cercano una vita di pace, una vita migliore. Molti di loro sono lontani dall’Islam radicale. Vedremo con le seconde generazioni, ma nelle presenti circostanze non ci sono rifugiati tra i foreign fighters”.

Ischia, il dopoterremoto.
Molte delle costruzioni crollate o danneggiate dal sisma di lunedì sera a Ischia sono state realizzate “con materiali scadenti, fatte con tecnologie di costruzione che non rispondono ad alcuna normativa vigente”, ha detto il capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, nel corso del punto stampa tenuto a Ischia. “Ritengo che per questo siano crollate o rimaste gravemente danneggiate”, ha aggiunto sottolineando di aver notato questa situazione nel corso di un sopralluogo nel centro dell’area interessata dai crolli (Corriere). Polemiche e indignazione tra le istituzioni di Ischia per diversi commenti vergognosi comparsi sui social network nelle scorse ore (Mattino).

Trump e Charlottesville. “Ho condannato i neonazisti, i suprematisti bianchi e il KKK ma i media non lo hanno riportato”. Così il presidente Usa Donald Trump durante un comizio a Phoenix dove nelle scorse ore ha accusato la stampa di non aver riportato correttamente le sue parole sul corteo di Charlottesville. Trump, contestato da un folto gruppo di oppositori, ha proseguito nell’attacco ai media citando in particolare alcune testate, tra cui New York Times, Washington Post e Cnn. “Se volete scoprire la fonte delle divisioni nel nostro paese non guardate che ai media che danno fake news”, ha aggiunto. “A proposito, stanno tentando di portarci via la nostra storia e la nostra cultura, lo vedete”, ha inoltre commentato il presidente. Riferendosi ai contestatori, Trump ha affermato che “là fuori sono in pochi” (Repubblica).

Segnalibro, la Grande Guerra e gli ebrei. Moisé va alla guerra e Ebrei chi? Sociologia degli ebrei italiani oggi sono i due libri di cui parla sul Corriere della Sera Paolo Salom. Uno spunto per ricordare “il processo trentennale che aveva portato gli italiani ‘di fede Israelitica’ a condividere diritti e doveri, a diventare – per la prima volta in oltre duemila anni di presenza – pieni cittadini dello Stato, culmina nell’adesione allo storico momento: dei 35 mila ebrei sudditi dei Savoia, oltre 5 mila (ovvero il 15 per cento) vestiranno la divisa e parteciperanno” alla Prima guerra mondiale.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(23 agosto 2017)