moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Milano – Minniti: “Dialogo, caposaldo
per sconfiggere paura e integralismo”

20170910_152030

“Siamo in una fase storica in cui è importante il dialogo interreligioso, che deve avere due capisaldi teorici: non perseguitare nessuno nel nome di Dio; non uccidere nel nome di Dio”. È il messaggio lanciato dal ministro dell’Interno Marco Minniti dalla sinagoga di via Guastalla a Milano. Ospite e protagonista della Giornata Europea della Cultura Ebraica organizzata dalla Comunità milanese, il ministro ha sottolineato come il dialogo giochi un ruolo fondamentale nel futuro della tenuta democratica dell’Europa. “Sembrano ovvietà – ha detto Minniti – ma nel momento storico attuale è evidente che non lo sono, quindi la questione è morale, culturale, religiosa e poi diventa questione di sicurezza. Se voglio combattere chi uccide nel nome di Dio metterò in campo tutte le misure che mi competono da ministro dell’Interno, ma accetterò anche la sfida morale culturale e religiosa, e per questo sono venuto qui a chiedere anche a voi di affrontare questa sfida insieme”. A fare gli onori di casa, il rabbino capo di Milano rav Alfonso Arbib, ringraziato dal ministro dopo il suo intervento sul significato della Diaspora per il popolo ebraico. A intervenire in sinagoga anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala che ha ricordato il preoccupante rifiorire dei movimenti neofascisti. “A Milano ci sono stati segnali di risveglio degli estremismi di destra – ha detto Sala – con gesti inaccettabili, come gli atti di apologia del fascismo e del nazismo, ma la città lì ha respinti con il suo stile di serena fermezza. Io sarò sempre in prima linea e metterò sempre la mia faccia per combatterli”. Di diaspora e linguaggio ha parlato invece Cyril Aslanov, docente dell’Università di Marsiglia e dell’Università Statale di San Pietroburgo, tema poi ripreso da Haim Baharier nel pomeriggio, a cui segue – sempre in Guastalla – il confronto tra donne con protagoniste Antonia Arslan, Maryan Ismail, Andrée Ruth Shammah. “Essere Diaspora – ha affermato Besso, copresidente della Comunità milanese insieme a Milo Hasbani – ci permette anche però di comprendere meglio di altri cosa significhi affrontare questioni quali quelle sempre più attuali dell’immigrazione, dell’integrazione, dell’accoglienza”. Della capacità del popolo ebraico, nonostante le difficoltà di vivere nella diaspora, ha parlato anche il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Giorgio Mortara. “Il nostro auspicio è che l’esperienza ebraica possa essere un contributo utile per il futuro della società italiana e dell’Europa. Qui dove in passato siamo arrivati come stranieri, come ebrei diasporici, ma che, chi nel corso dei secoli chi dei decenni, abbiamo imparato a chiamare casa. E rispettarla in quanto tale”.