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Catania e la sua radice ebraica,
l’annuncio del sindaco Bianco

rassegnaSicilia grande protagonista della Giornata Europea della Cultura Ebraica svoltasi ieri in tutta Italia. Dopo l’avvio dei lavori a Palermo in mattinata, nel pomeriggio l’attenzione si è spostata anche su Catania. Significativi gli impegni annunciati nell’occasione dal sindaco Enzo Bianco, che ha detto che si farà presto promotore, nell’ambito della rete dei sindaci siciliani, della realizzazione di percorsi relativi alla presenza ebraica in tutto in territorio e in particolare nell’ambito del Distretto del Sud-Est di cui fanno parte i siti Unesco e i centri del Barocco che, con Catania, si candidano ad essere capitale della cultura italiana per il 2020 (La Sicilia, tra gli altri).
Accogliendo una proposta dello storico Nicolò Bucaria, il primo cittadino ha anche annunciato la prossima intitolazione di due strade a figure ebraiche che hanno segnato la storia recente di Catania come Azeglio Bemporad (direttore dell’osservatorio astronomico) e Mario Ovazza (promotore di una illuminata politica agricola e più volte deputato regionale).
Tra gli eventi che hanno maggiormente caratterizzato la Giornata fuori dalla Sicilia spicca l’intervento, nella sinagoga di Milano, del ministro dell’Interno Marco Minniti.
“La minaccia terroristica – il messaggio del ministro, riportato tra gli altri dal Corriere Milano – è una sfida che dobbiamo combattere insieme. È importante che ci sia dialogo, soprattutto interreligioso. Ma questo deve avere due capisaldi: non si perseguita nessuno nel nome di Dio e non si uccide nessuno nel nome di Dio. Sembrano cose scontate ma non lo sono”. Nella sfida contro il terrorismo internazionale e il radicalismo jihadista che pensa di poter uccidere nel nome di Dio, ha concluso “è fondamentale che ci sia un dialogo che dica che questo è inaccettabile”.

Prosegue intanto il Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica a Roma. Questa sera alle 19.30 rav Pierpaolo Pinhas Punturello e Francesca Nocerino racconteranno le vicende degli ebrei nel Meridione d’Italia “come terra di esilio, di partenze e di abbandoni, ma soprattutto come terra d’identità” (Il Messaggero).

Fa discutere in Israele la vignetta antisemita contro George Soros postata su Facebook dal figlio del premier, Yair Netanyahu. Nella vignetta Soros, spesso su posizioni antitetiche rispetto a quelle di Bibi, è raffigurato ghignante mentre muove marionette. Il classico delle stereotipie antiebraiche. “Le sortite di Yair preoccupano perché, scrivono i giornali israeliani, il giovane sta prendendo sempre più peso tra i consiglieri politici (all’inizio l’incarico era costruire e controllare l’immagine del padre sui social media). Un mese fa – ricorda il Corriere – era già stato criticato per un altro comunicato personale via Facebook che aveva firmato con due emoji-insulto”.

Visita segreta in Israele dell’erede al trono saudita, Mohammed bin Salman. “Si tratta – scrive La Stampa – della prima visita nello Stato ebraico di un esponente di così alto livello dell’Arabia Saudita, pur in incognito. I due Paesi non hanno relazioni diplomatiche e Riad non ha ancora riconosciuto Israele, a differenza di Egitto e Giordania”.
Le relazioni sono però costantemente migliorate a partire dalla Prima guerra del Golfo e il riavvicinamento, viene sottolineato, ha avuto una forte accelerazione negli ultimi due anni. Il futuro del dialogo con i palestinesi e la minaccia nucleare iraniana al centro del confronto con alcuni esponenti di governo.

Scrive Pierluigi Battista, a proposito degli ultimi rigurgiti di estrema destra in Italia e dell’intenzione manifestata da Forza Nuova di organizzare per il prossimo 28 ottobre una nuova Marcia su Roma: “I fascisti seri esistono, i fascisti seri che hanno sbagliato ma hanno creduto e credono in qualcosa di serio e mai si metterebbero ad angariare chi semplicemente chiede la carità. Oggi dovrebbero guardare con ripugnanza questi picchiatori che vessano gli ultimi della terra, i mendicanti, gli affamati che scappano dall’inferno dove sono nati nell’orrore quotidiano. Perché poi indossare la divisa dei fascisti così come è scontato che noi li rappresentiamo, scegliere provocatoriamente la parte del male, della minoranza che va contro tutto ciò che la morale corrente detta, è un esercizio facile per frustrati in cerca di esibizione, molto aiutati in questo da chi amplifica la loro forza fino a fame un pericolo per le basi stesse della democrazia”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(11 settembre 2017)