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L’eredità di Primo Levi

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A distanza di 30 anni dalla sua scomparsa, Primo Levi fa ancora pienamente parte del dibattito pubblico italiano e internazionale. I suoi libri sono studiati in tutto il mondo, è, assieme a scrittori come Elie Wiesel, la voce della Memoria della Shoah ma anche un profondo conoscitore dell’animo umano, come hanno ricordato i relatori protagonisti ieri sera dell’incontro Delega – Il lascito di Primo Levi all’ebraismo e al futuro, organizzato al Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. A intervenire, la docente Maria Fausta Adriani, l’organizzatrice dell’evento Raffaella Di Castro e il direttore del Centro Internazionale di Studi Primo Levi Fabio Levi, moderati dal direttore della redazione UCEI Guido Vitale. A intervallare i diversi interventi, – aperti dal saluto della presidente UCEI Noemi Di Segni – le applaudite letture di brani di Primo Levi da parte dell’attore Emanuele Carucci.
Il viaggio nel pensiero e nella vita di Primo Levi è proseguito poi con la proiezione di due documentari: “Gli sci di Primo Levi” di Bruna Bertani, che ha introdotto la pellicola, e “Ritorno ad Auschwitz”, servizio di Sorgente di vita, realizzato nel 1983 e introdotto ieri da Emanuele Ascarelli e Piera Di Segni.
“Gli scritti di Primo Levi sono un grande dono”, ha ricordato la presidente UCEI Noemi Di Segni, sottolineando che le pagine dello scrittore torinese sono un importante lascito per tutta la società ma che sono anche un strumento utile per il mondo ebraico per interrogarsi sulla propria identità: “qual è peso e ruolo deve avere la Shoah nelle nostre vite?”, l’interrogativo posto dalla presidente UCEI, come spunto di riflessione. Spunti che nell’opera di Levi sono innumerevoli grazie alla capacità del Testimone di indagare – come ha spiegato Maria Fausta Adriani – l’uomo e le sue relazioni con l’altro, con se stesso, con il disumano, il tutto attraverso “il rigore del linguaggio, la parola efficace nel descrivere sia la parte emotiva sia quella razionale delle cose”. Sull’interpretazione leviana del divieto biblico di idolatria si è invece soffermata Raffaella Di Castro attraverso una lucida esposizione che ha toccato diverse opere dell’autore di Se questo è un uomo. Levi, spiega Di Castro, interroga continuamente la sua memoria, lavora e vaglia la propria comprensione della storia per applicarla al meglio al presente: tutto è continuamente messo in dubbio “in un dinamismo critico quasi ossessivo”, continua Di Castro, riassunto nella sua celebre frase, se “comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. L’opera dello scrittore Testimone Levi è la dimostrazione, aggiunge Fabio Levi, che “la sfida del male può essere raccolta, ed è possibile trasformare le sensazioni che ha prodotto, in un’opera universale”. “Il Lager – continua il direttore del Centro Primo Levi – è una realtà inimitabile, non è un termine di confronto per ogni esperienza estrema ma Levi riesce a ricavare un’analisi del Lager che pone interrogativi che aiutano a comprendere anche realtà fuori dal lager. Costruisce ponti che poggiano sul mondo capovolto del lager per arrivare fino dall’altra parte”. L’autore de I sommersi e i salvati è portatore di verità che vanno al di là della sua esperienza nella Shoah ma che a questa attingono per dare un quadro universale del comportamento umano. Da qui la costante attualità del suo lavoro.

dr