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Oltremare – Proteste

fubiniNei giorni in cui il mondo festeggia il suo compleanno, il cinquemilasettecentosettantottesimo, le notizie sul fronte occidentale come su quello orientale non sono il massimo dell’edificante. L’Iran spara missili di prova così, per far vedere che c’è ancora; in Nord Corea continuano i terremoti probabilmente manufatti e non naturali, come i terremoti dovrebbero essere da che mondo è mondo appunto, si veda il Messico; Trump spara a salve nomignoli contro il personaggio da fumetti che si fa chiamare nel mondo reale Kim Jong-un, e ride costantemente con un ghigno che al confronto Grillo ha un aspetto tranquillizzante; intanto in Germania novantaquattro dico novantaquattro parlamentari del partito di estrema destra con simpatie neonaziste siederanno nel nuovo Bundestag, nel cuore dell’Europa.
Intanto qui, nella nostra isola di hi-tech in mezzo al Medio Oriente, mentre si attende l’arrivo dell’ennesimo inviato americano incaricato di far fare la pace a chi di pace non vuol proprio sentir parlare, succede una cosa imbarazzante. C’erano una volta le proteste che bloccavano le strade. Nella vecchia Europa abbiamo visto di tutto: dalle barricate sessantottine per non andare più indietro, a trattori, mucche, tir, tutti a turno a bloccare strade e autostrade per ottenere l’ascolto da parte dei legislatori. Risultati discutibili, automobilisti furiosi fino alla fine delle proteste e alla discesa nel dimenticatoio.
Ora in Israele si sa, ci piace portare le cose all’estremo, e sono oltre vent’anni che la pensione di invalidità è ferma an una cifra con la quale è assolutamente impensabile vivere, menchemeno decorosamente. Da noi chi blocca le strade e le autostrade sono i disabili, nelle loro sedie a rotelle, esposti con tutta la loro imperfezione fisica e con il coraggio che non può che venire dalla disperazione. E’ imbarazzante perchè noi qui ci riempiamo la bocca su quanto bella è l’unica democrazia del Medio Oriente, ma quando vai a vedere i dettagli, la vita reale, c’è ancora tanta strada da fare, spesso in salita, e c’è chi deve farla in sedia a rotelle.

Daniela Fubini, Tel Aviv

(25 settembre 2017)