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Comuni italiani contro i fascisti
“No spazi pubblici ai nostalgici”

rassegnaNo a mafie e fascisti era lo slogan della manifestazione di ieri a Ostia, dove un migliaio di persone hanno sfilato per rispondere al successo elettorale dei neofascisti di CasaPound e alla violenza del clan degli Spada. A sfilare al corteo, anche il sindaco di Roma Virginia Raggi che però sceglie di non farlo con la fascia tricolore al collo (Repubblica). La collega a Cinque stelle Giuliana Di Pillo proprio a Ostia la prossima settimana sfiderà al ballottaggio Monica Picca di Fratelli d’Italia per decidere chi guiderà la città dove i neofascisti di CasaPound hanno ottenuto un preoccupante successo. E contro i nostalgici intanto si mobilitano altri Comuni italiani, racconta Repubblica, che parla di amministrazioni che “corrono ai ripari mettendo i primi paletti: delibere ad hoc per vietare spazi a chi fa del nostalgismo fascista la propria bandiera; modifiche ai regolamenti per togliere agibilità a quei gruppi che predicano l’intolleranza verso gli immigrati, le minoranze etniche, sessuali, religiose”. “L’ultimo caso a Torino. – scrive il quotidiano – M5S e Pd hanno votato sì in consiglio alla mozione che vieta spazi pubblici ai fascisti, e anche ai razzisti, agli omofobi, ai transfobici e ai sessisti (la Lega si è defilata)”. Sempre Repubblica intervista il deputato Emanuele Fiano, autore della legge contro la propaganda fascista, che definisce la manifestazione di Ostia dei 5Stelle “strumentale” e “Beppe Grillo davanti al Viminale tre anni fa con i militanti di CasaPound disse che non ci sarebbero stati problemi se ci fossero state convergenze. I grillini non sono fascisti, ma c’è una assenza di confini nelle loro strategie politiche. Solo che ora l’attualità ha superato le loro strategie”.

La crisi libanese e Israele. La distruzione dell’Isis sul campo “e l’emergere di forze militari che non rispondono agli Stati ma a logiche settarie, confessionali o etniche, hanno trasformato in profondità la Mesopotamia, o se vogliamo, quello spazio che gli arabi levantini chiamano il Bilad al-Sham, e che comprende Libano, Siria, Iraq e Giordania. Il nuovo assetto, estremamente fragile, coinvolge tutti questi Stati, e Israele”. Nella sua analisi su La Stampa, Giordano Stabile, scrive che “i due fronti principali, quello sciita e quello sunnita, più lo Stato ebraico, stanno già posizionando le loro pedine per la seconda fase della grande guerra mesopotamica cominciata nel 2011 sull’onda della Primavera araba”. Intanto la tensione innalzata dal caso Hariri (il Primo ministro libanese che ha annunciato le sue dimissioni la scorsa settimana) “potrebbe spingere Hezbollah, che dell’Iran è il braccio armato e politico più potente in Libano, ad attaccare Israele. – scrive il Corriere della Sera – O il premier Netanyahu potrebbe vedere l’opportunità di far arretrare con un intervento l’espansione degli ayatollah sul confine nord. Un gioco pericoloso che ha spinto Dan Shapiro (fino a pochi mesi fa ambasciatore americano a Tel Aviv) ad avvertire il governo israeliano con un intervento su Haaretz: ‘Non si lasci manovrare dai sauditi in un conflitto prematuro’”.

Israele, laboratorio per la smart mobility. Approfondimento sul Sole 24 Ore su Israele, tecnologia e mobilità: “Semafori che cambiano a seconda dello stato del traffico, autobus che si fermano in base al numero di persone in attesa, automobili che comunicano tra loro (v2v) per motivi di sicurezza o di gestione della circolazione, garage in cui i parcheggi si trovano, veicoli che frenano autonomamente per evitare un incidente, e anche – seppur non prima del 2030 – una transizione verso le vetture senza conducente. È questo il futuro che ci aspetta”, scrive il Sole in riferimento a Israele.

Torino, razzismo in autobus. “Per garantirle anonimato l’abbiamo chiamata Giulia. – racconta La Stampa Torino – È la giovane promessa del basket insultata su un bus con la veemenza tipica dei razzisti. La sua storia ha generato centinaia di azioni di solidarietà, di parole e di fatti concreti. Ma anche innescato una caccia al razzista e le telecamere del bus garantiscono che la sua identificazione sarà rapida”.

Segnalibro. Alessandro Piperno sul Corriere Lettura scrive di Paul Auster e del suo nuovo libro, 4321, edito da Einaudi che “narra la nascita fortuita e strampalata di un cognome americano di una famiglia ebraica originaria di Minsk appena sbarcata a Ellis Island: dal molto russo-giudaico Reznikoff al molto anglo-protestante Ferguson”. Sul Domenicale del Sole 24 Ore Francesco Cataluccio recensisce invece Keyla la rossa, libro di Isaac Bashevis Singer recentemente tradotto in italiano da Marina Morpurgo per Adelphi.

Ricordando Luisella Ottolenghi Mortara. Su Corriere Milano, il ricordo di Luisella Ottolienghi Mortara, recentemente scomparsa: “Donna indimenticabile di straordinaria tempra, dal carattere sempre positivo, fu storica dell’arte, esperta codicologa, protagonista della vita culturale dell’ebraismo italiano. Nata a Torino nel 1930, Luisella Ottolenghi, figlia di Guido, attivo nella resistenza antifascista, si laureò nel 1954 in Storia dell’arte bizantina”. “Dal 1980 al 2004 Luisella divenne presidente del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, la sua città di elezione. Per le attivita svolte ricevette nel 2002 l’onorificenza di Grand’Ufficiale al merito della Repubblica.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked