In ascolto – A Cuneo
Lo scorso week end ho fatto capolino allo shabbaton organizzato nella sinagoga di Cuneo, una comunità a cui sono molto legata, non solo per vicinanza geografica, ma soprattutto per questioni di studio e affetti importanti. Nel corso della visita alla biblioteca, Alberto Cavaglion, che con “orgogliosa modestia” ha saputo collocare in uno spazio semplice e molto accogliente, testimonianze importanti della storia ebraica cuneese e piemontese, ha creato per noi un percorso di conoscenza mostrando i grandi fogli che riproducono gli studi linguistici sul giudeo-piemontese compiuti da Primo Levi, le fotografie, le vecchie stampe e una canzone densa di storia. Si tratta di una ballata piemontese, dedicata alla figura di Karl Sigmund Friedrich Wilhelm von Leutrum, nato a Dürnn nel 1692 e morto nel 1755 a Cuneo, la città che aveva salvato dall’assedio nel 1744. Il Barone di Leutrum, chiamato in piemontese Baron Litron, muore con il titolo di Governatore, ottenuto quale coronamento di una lunga e gloriosa carriera militare. Si racconta che rifiutò di convertirsi in punto di morte, dichiarando: “O bon barbèt o bon cristian”, dimostrando che l’appartenenza e la fede sono cose serie, non certo soggette a ricatti o a scelte di comodo. Alberto Cavaglion ha ricordato che questa figura, simbolo della libertà religiosa e per questo motivo collocata nel centro studi della comunità ebraica di Cuneo, sarebbe poco nota ai più se non fosse per questa canzone, raccolta nel 1860 da Costantino Nigra. Oggi la ascoltiamo nella versione di Gipo Farassino e qui di seguito, essendo una fiera madrelingua piemontese, riporto la traduzione.
A Torino ci sono conti, conti e dame, dame e baroni, che piangono la morte di Baron Litron.
Sua Maestà il re, saputo che Baron Litron era malato, ha fatto preparare carrozze e cocchieri ed è andato a trovare Baron Litron.Quando è arrivato a Madonna dell’Olmo, prima di entrare nella città di Cuneo, ha fatto suonare le trombe e sparare i cannoni, per rallegrare Baron Litron.
E quando si è trovato là, Sua Maestà il re: “Baron Litron, come va?”
“Di questa malattia, devo morire, non ho più speranza di guarire”.
Sua Maestà il re ha detto: “Baron Litron, fatti coraggio, ti darò oro e argento, ti farò generale”
“Oh, non c’è oro o argento che la morte abbia mai accettato come scusa; non c’è generale di cui la morte abbia mai avuto riguardo”
“Dimmi un po’, Baron Litron, non vuoi che ti battezzo? Posso far venire il vescovo di Torino e io potrei farti da padrino”.
Baron Litron ha detto: “Sia benedetta la vostra corona, ma non posso accettare: O bon barbèt*, o bon cristian”.
“Oh, dimmi, Baron Litron, dove vuoi che ti sotterrino? Ti farò fare una cassa d’oro, ti farò rendere grande onore”.
“Io lascerò per testamento che mi sotterrino in Val Luserna; in Val Luserna mi farò sotterrare, dove il mio cuore potrà riposare”.
Baron Litron è spirato; piangete baroni, piangete dame, suonate le campane e sparate i cannoni.
È spirato Baron Litron.
*Barbèt è il termine piemontese con cui si designavano i valdesi in modo spregiativo
Maria Teresa Milano
Consiglio d’ascolto: