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Strage nel Sinai, i jihadisti
che minacciano l’Egitto

rassegnaNon c’è stata ancora una rivendicazione ufficiale dell’attentato alla moschea al Rawda di Bir al Abed, città nel nord del Sinai, in cui sono state uccise oltre 300 persone. Ma tutti i sospetti cadono sui gruppi legati all’Isis nella penisola. Bersaglio dell’attentato – come raccontano Corriere e Sole 24 Ore – la minoranza sufi, corrente dell’Islam che i jihadisti dell’Isis così come quelli di Al Qaeda (presente nella zona e quindi altra possibile responsabile dell’attacco) considerano eretica. Il generale egiziano Al-Sisi, nel discorso tv nella tarda serata di venerdì dopo l’eccidio, ha dichiarato che “le forze armate vendicheranno i nostri martiri e ristabiliranno la sicurezza con forza implacabile”. Affermazioni a cui sono seguiti subito diversi raid aerei in cui sono stati uccisi alcuni terroristi e numerosi “depositi di armi” e mezzi sono stati distrutti. Ma, scrive La Stampa, “il raiss egiziano punta a un’operazione molto più ampia e in profondità. Ci sono stati contatti con il governo e le forze armate israeliane per ottenere nuove deroghe agli accordi di Camp David, che regolano la presenza militare egiziana nel Sinai, per poter inviare migliaia di uomini in più. In realtà l’area grigia dove opera l’Isis nella penisola si estende per circa 6 mila chilometri quadrati”.

Gerusalemme-Riad, convergenze strategiche. Se la cooperazione tra Israele e Egitto avviene oramai alla luce del sole, quello che accade tra israeliani e sauditi rimane ancora sottotraccia: nelle ultime settimane la convergenza di interessi dei due paesi è stata esplicitata dal Capo di Stato Maggiore israeliano Gadi Eisenkot. “Un avvicinamento senza precedenti, – afferma in un’intervista alla Lettura del Corriere il giornalista Ian Black, esperto di Medio Oriente e autore insieme a Benny Morris di un libro sul Mossad – che illumina quanto forte sia la nuova convergenza di interessi tra israeliani e sauditi nel tentativo di frenare la crescita della potenza iraniana, che dall’invasione americana dell’Iraq nel 2003 non ha fatto che consolidarsi”. “Trovo straordinario – spiega Black – che in una intervista il capo di stato maggiore Israeliano abbia offerto di lavorare assieme contro l’Iran. Ma finché resterà vivo il conflitto arabo-israeliano, un’alleanza ufficiale con Riad sarà impossibile”.

Le accuse di Mahmoud Abbas. Tutta colpa di Israele, non ho nessun rammarico. È la sintesi dell’intervista pubblicata da Repubblica oggi e rilasciata dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, che sostiene che i palestinesi “sono pronti alla pace, se Trump ci aiuta”. Abbas accusa il governo Netanyahu di non credere “più nella soluzione dei due Stati” e poi sostiene di non avere nulla di cui rammaricarsi rispetto quanto fatto fino ad ora in rappresentanza dei palestinesi. Nell’intervista, nessuna domanda scomoda o contestazione alle affermazioni del leader palestinese, che prima arriva ad accusare Israele di applicare l’apartheid e poi sostiene di essere un sostenitore dei processi democratici quando lui stesso è rimasto alla presidenza dell’Anp nonostante il suo mandato sia scaduto da anni.

Fakenews, i siti che aiutano Lega e Cinque Stelle. Un sito web che sostiene in modo ufficiale il leader della Lega Matteo Salvini risultava condividere i codici analytics di Google e l’Id di Google adsense (con cui viene monetizzata la pubblicità online) con siti pro M5S, e siti pro Putin, racconta Jacopo Iacoboni su La Stampa. “L’analisi, resa nota dal New York Times, è in un report della società dell’informatico Andrea Stroppa, consulente tra gli altri di Matteo Renzi, che La Stampa ha potuto consultare, – racconta Iacoboni – e aggiunge importanti dettagli sull’esistenza nei social italiani di sovrapposizioni de facto tra aree politiche diverse in Italia, all’insegna di un nemico comune: il governo, le élite liberal, il Pd, Renzi, la Boschi, la Boldrini, ma anche Monti, Napolitano, la Bonino, Gentiloni, gli immigrati, la società multietnica, gli Stati Uniti, l’euro, l’Europa. Una propaganda spesso xenofoba, sempre anticasta, centrata sull’idea che i politici siano tutti corrotti tranne grillini e leghisti, o sull’esaltazione di Putin”.

Roma, tempio dei giovani. Oggi nella Capitale festa per gli 80 anni dell’oratorio Panzieri Fatucci “o, come lo chiamano quasi tutti nella comunità ebraica, il Tempio dei giovani sull’Isola Tiberina. – scrive Repubblica Roma – È un luogo di fede per gli ebrei romani che neppure il nazismo riuscì a piegare: grazie alla vicinanza con la basilica cattolica di San Bartolomeo e con l’Ospedale israelitico, l’oratorio rimase clandestinamente attivo anche durante l’occupazione delle Ss, mentre le porte del Tempio maggiore venivano sbarrate. La storia del Tempio poi riprende nel 1985 quando due esponenti della Comunità, Sandro Di Castro e Semi Pavoncello, chiesero all’allora Rabbino capo Elio Toaff di riaprirlo e destinarlo ai giovani”. Dalle 11.00 di oggi, con una lezione di rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, inizieranno i festeggiamenti per gli ottant’anni del Tempio che proseguiranno lungo tutta la giornata.

Amatrice. Su La Lettura lo scrittore Alessandro Piperno racconta i suoi ricordi legati ad Amatrice. “Ho trascorso ad Amatrice ogni agosto della mia vita fino alla prima giovinezza. – racconta – La grande case, capace di assorbire il parentado quasi al completo anche durante la congestione estiva, era stata acquistata dal nonno materno, esponente della fiera schiera di amatriciani audaci: realizzazione di un sogno e certificazione di un’ascesa sociale. Quest’autunno ho deciso di tornare per vedere che fine ha fatto fare, il terremoto, a quella villa. E ai miei ricordi”.

Fascisti del terzo millennio. Furio Colombo sul Fatto Quotidiano traccia la linea che collega il fascismo novecentesco con le ideologie contemporanee che si ispirano alla feroce dittatura. Il punto centrale di vecchio e nuovo fascismo, l’individuazione di un nemico. “È indispensabile, in una visione del mondo a confini chiusi, non solo il nemico pronto a invadere se non sei abbastanza rigido alle frontiere. Ma anche un nemico interno in grado di falsificare la razza, di alterare la stirpe, di intaccare la sacralità unica della religione, di creare pericolose condizioni di meticciato”. Prima, spiega Colombo, erano gli ebrei, oggi sono i migranti..

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked