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SAGGISTICA Fanatismi da combattere

ozAmos Oz / CARI FANATICI / Feltrinelli

Dopo oltre dieci anni dall’uscita di Contro il fanatismo, lo scrittore israeliano Amos Oz torna sul tema con tre nuove riflessioni che riprendono il discorso rielaborandolo, ampliandolo e aggiornandolo.
Cari fanatici, di recente pubblicazione per Feltrinelli, principale editore delle opere di Oz in Italia, è ancora una volta una disamina del fanatismo unita a una pacata apologia della moderazione. A prescindere dal tipo di fede e dal contesto in cui si esprime, sia esso religioso, politico o culturale, è questo “fenomeno comportamentale”, ad un tempo individuale e collettivo, il vero nemico del presente.
Nel primo saggio, “Cari fanatici” che dà il titolo al libro, Oz rileva il fanatismo in ogni schieramento politico, in ogni religione, in ogni ideologia. Nessuno ne è immune: “E’ un male atavico, molto più antico dell’islam, del cristianesimo, dell’ebraismo, più antico di qualunque ideologia. Ha un fondamento intrinseco nella natura dell’uomo.” E descrive le caratteristiche del fanatico, una su tutte: la completa mancanza di senso dell’umorismo, minimo comun denominatore dei fanatici di tutto il mondo.
Nel secondo saggio, “Tante luci e non una luce”, scritto a quattro mani con la figlia Fania Oz-Salzberg (con la quale Oz aveva già pubblicato qualche anno fa lo splendido “Gli ebrei e le parole”), Oz si concentra sull’insegnamento, profondamente ebraico, dell’accoglienza e della capacità di convivere nella diversità, che vive accanto a un’altra decisa caratteristica della cultura ebraica, quella dell’espressione del dissenso. “Il popolo d’Israele discute incessantemente con i profeti, i profeti discutono incessantemente con Dio mentre contestualmente litigano con il popolo e con i re. Giobbe se la prende con il cielo”. E ancora: “La nostra forza sta nello stare insieme intorno al nostro diritto di essere diversi gli uni dagli altri. La diversità non è un male passeggero bensì una fonte di benedizione”. Ma non tralascia alcuni tratti di fanatismo presenti, anche nell’ebraismo, in alcune frange estremiste.
Nel terzo saggio, intitolato “Sogni di cui Israele farebbe bene a sbarazzarsi il prima possibile”, Oz, convinto fautore della soluzione dei due Stati, parla della situazione nello Stato ebraico e del conflitto con i palestinesi, invitando ancora una volta al dialogo e alla moderazione, posizione espressa nei molto decenni di impegno anche civile e politico dello scrittore.
Un piccolo libro dai molti spunti, da leggere tutto d’un fiato.

Marco Di Porto