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“Gerusalemme capitale d’Israele,
il mondo segua esempio Usa”

Screen Shot 2017-12-06 at 21.47.37Un giudizio positivo sulla scelta del Presidente Usa Donald Trump di dichiarare ufficialmente di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele. È quello che accomuna le maggiori istituzioni ebraiche ufficiali internazionali, che hanno espresso parole di plauso all’indirizzo di Trump. “Un passo critico e coraggioso”, la definizione scelta dal presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder sia per il riconoscimento sia per la scelta di “riaffermare l’impegno degli Stati Uniti per una soluzione a due Stati concordata. Gerusalemme è la capitale indiscutibile di Israele e la capitale storica del popolo ebraico. Ci auguriamo che la chiara dichiarazione degli Stati Uniti in tal senso – afferma Lauder – inviino alla comunità internazionale un messaggio forte di questa verità”. “Il World Jewish Congress sostiene pienamente la posizione degli Stati Uniti secondo cui una soluzione pacifica a questo lungo conflitto deve essere fondata sulla reciprocità”. L’auspicio invece del presidente dello European Jewish Congress (Ejc) Moshe Kantor è che “gli Stati europei seguiranno l’ esempio” americano. “Sotto il controllo israeliano, Gerusalemme è una città dove le persone sono accolte indipendentemente dalla loro fede, dove i luoghi santi sono protetti e onorati, e dove le libertà democratiche sono garantite”, ha affermato Kantor, secondo cui “questa nuova politica statunitense afferma che al rifiuto si risponde con il riconoscimento e può servire a incoraggiare la pace così com’ è contro i tentativi di cancellare la presenza ebraica a Gerusalemme, come accaduto con le recenti vergognose risoluzioni Unesco”.
“Israele rimane impegnata nel raggiungimento della pace con i palestinesi, e rinnova l’invito per dei negoziati diretti tra le parti. Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele è cruciale per il successo di qualsiasi processo di pace”, quanto ha spiegato l’ambasciatore d’Israele a Roma Ofer Sachs in un comunicato diffuso dall’ambasciata. Sachs si è rivolto poi all’Italia, che sul tema del riconoscimento ha espresso una posizione simile a quella di diversi paesi europei, che l’hanno definito un errore. “Siamo sensibili alla visione dell’Italia su questo argomento, – afferma Sachs – sebben possiamo essere in disaccordo sugli effetti del riconoscimento sul processo di pace e, così come l’Italia, speriamo di vederlo ripartire il prima possibile”. La presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha invece richiamato come “quest’anno abbiamo ricordato anniversari di dichiarazioni e di votazioni importanti per la nascita e la costruzione di Israele. Il riconoscimento – da parte del Presidente Donald Trump di Gerusalemme, come capitale dello Stato di Israele è sicuramente da ascrivere tra quelle dichiarazioni che lasceranno il segno nella storia”. “Come tutti – sottolinea la presidente UCEI – ci interroghiamo in queste ore sulle modalità, l’eco che ne è tornato dai Paesi arabi quasi riuniti nel rifiuto ad ascoltarla, il dubbio se sia stata concertata con altri o un grido nel vuoto e il vero ruolo che gli USA intendono o possono svolgere, considerate le altre tensioni cui il mondo è chiamato a prestare attenzione”. “Il nostro auspicio – prosegue la presidente Di Segni – è che il mondo occidentale e i paesi che sostengono il processo di pace diano un supporto coerente per il riavvio di negoziati bilaterali tra le parti, unico percorso possibile per arrivare a un’intesa. È necessario che ci sia un impegno comune affinché il negoziato con i palestinesi non sia il risultato di pressioni e di ire, dettato dalla emozionalità del momento o delle dichiarazioni altrui, ma che sia il risultato ragionato, pacato e rispettoso dell’altrui vita, con cui si persegua veramente il bene delle persone, dei popoli, che porti alla pacifica convivenza e allo sviluppo economico e culturale dell’intera regione”. Nella sua analisi, Di Segni ricorda poi l’anniversario dei 70 anni dalla nascita di Israele, che cadrà il prossimo anno: “70 anni in cui Gerusalemme, capitale del popolo ebraico da 3.000 anni, è stata scelta come capitale dello Stato ebraico. 70 anni – sottolinea la presidente dell’Unione – in cui tutte le religioni e culture del territorio hanno potuto vivere e crescere, tutelate da una solida democrazia, nonostante le guerre subite. Un luogo e meta che accoglie e raccoglie significati e valori che vanno oltre al suo perimetro geografico, che ha nei secoli scalfito le nostre identità, individuali e collettive. Nel ricordare questo anniversario, e le importanti sfide che la stessa Europea deve affrontare, la nostra speranza è di vivere in sicurezza e in pace, di donare sogni ai nostri giovani. È preghiera di vita per i nostri popoli”.
Si rivolge invece la presidente Emmanuel Macron il Crif (Conseil Représentatif des Institutions Juives de France), ente che rappresenta l’ebraismo francese. “Invitiamo il presidente Macron a coinvolgere il nostro paese nello stesso coraggioso passo” compiuto dal presidente Usa Trump. Macron si è detto però preoccupato della mossa americana e rammaricato “del riconoscimento unilaterale” su Gerusalemme.