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“Nessun onore al re complice
della dittatura fascista”

rassegnaIl tema del rientro della salma in Italia del re di Savoia Vittorio Emanuele III – che tra le sue responsabilità annovera la vergognosa firma delle leggi razziste del 1938 volute dal fascismo – ha riaperto polemiche e ferite del passato, come raccontano i maggiori quotidiani oggi (Corriere, La Stampa, Repubblica, Quotidiano Nazionale, Messaggero). Il Corriere della Sera, così come diversi altri giornali, riporta la reazione della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane alla notizia sul re sabaudo, sepolto a Vicoforte, in Piemonte. “Vittorio Emanuele lII fu complice del regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa e la violenza”, ricorda Di Segni per cui “Nessun onore pubblico per chi porta il peso di decisioni che hanno gettato discredito e vergogna su tutto il Paese”. “Dal delitto Matteotti in poi, cioè dal 1924, Vittorio Emanuele III non dimostrò alcuna capacità d’iniziativa autonoma rispetto a Mussolini: va considerato corresponsabile di tutte le scelte politiche compiute dal regime fascista”, la valutazione, sempre sul Corriere, della storica Elena Aga Rossi, autrice del saggio Una nazione allo sbando (II Mulino) sull’armistizio del 1943. Repubblica spiega invece che il rientro della salma voleva essere gestito nel silenzio mentre i nostalgici ne hanno fatto un vanto e riporta l’analisi a riguardo della Presidente UCEI: “Tutta la modalità in cui è stato gestito il rientro della salma – le parole di Noemi Di Segni – ci lascia perplessi e addolorati. Farlo con onori e bandiere vuol dire dimenticare e abbassare la guardia. È un altro tratto di Storia che viene cancellato con un’operazione di sorpresa, chissà come e perché avvenuta proprio ora. Se c’è un posto dove dovrebbero riposare le sue spoglie è un Anti-Pantheon, insieme a Mussolini e a chi ha voltato la testa”. “È molto preoccupante che a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, anzi razziste il re che le firmò e ci procurò il regime fascista possa essere addirittura omaggiato. Sono certa che le istituzioni non consentiranno mai che le spoglie vengano portate a Roma: sarebbe un’offesa alla memoria, rimangano almeno dove si trovano ora”, le parole di Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica romana, riportate da Repubblica che poi torna sulle dichiarazioni della presidente dell’Unione: “Non ci interessano i resti umani — spiega Di Segni — ma i resti della Storia. Cosa resta delle sue tante scelte sbagliate? Gli italiani non possono dimenticare il percorso che la Storia avrebbe potuto avere se il re ne avesse fatte altre, e non fosse fuggito a settembre ’43 senza essere mai stato interrogato o processato da questo Stato. Cosa ha fatto l’Italia in questi ottant’anni, per accertare le responsabilità storiche e politiche, processuali e legali di Vittorio Emanuele III? Non stupisce se oggi c’è chi sostiene che il fascismo in fondo non abbia fatto nessun male”. “Le salme appartengono a familiari e amici. – scrive sul Fatto Quotidiano Furio Colombo – Ma tutto sta avvenendo in una condizione di vuoto morale e politico di molti, di silenzio non dovuto dei testimoni, e di mancanza di rispetto del presidente della Repubblica per la storia italiana e il prezzo di dolore e di morte pagato dagli Italiani al re complice di tutti i delitti del fascismo e del nazismo. E ciò provoca indignazione e disorientamento. Siamo il solo Paese europeo in cui il re si è prestato a svendere i suoi cittadini ebrei”.

Le provocazioni di Erdogan su Gerusalemme Est. La decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele ha generato una nuova reazione, scrive Repubblica: “il presidente turco Erdogan ha annunciato l’apertura della propria ambasciata a Gerusalemme Est. Una mossa che desta sconcerto, e destinata a causare altri passi da parte del mondo musulmano, dopo il recente vertice dei Paesi islamici, che si è tenuto qualche giorno fa a Istanbul, e che ha riconosciuto Gerusalemme est capitale della Palestina”.

Il nuovo governo austriaco, svolta verso il populismo. Come annunciato sabato, in Austria il Partito Popolare (ÖVP, centrodestra) di Sebastian Kurz e il Partito della Libertà (FPÖ, di estrema destra) di Heinz-Christian Strache hanno trovato un accordo per formare una coalizione di governo, rendendo il paese l’unico dell’Europa occidentale con un partito di estrema destra al governo. “Anche nella prospera Austria si mobilita la gente in modo razzista con paure del futuro. – spiega Doron Rabinovici, uno dei massimi scrittori austriaci, nato a Tel Aviv e figlio di sopravvissuti della Shoah (Repubblica) – Paure non tutte false i ceti medi europei non sono più sicuri di un futuro migliore, il welfare è discreditato e sconfessato dalla globalizzazione, ció premia chi vuole distruggerlo. La Fpö austriaca è erede lontana dei predecessori dei nazisti. Simbolizza ogni partito che ha gettato l’Europa in catastrofi. Vincono coi no all’Europa comune e alla società globale”.

Miss Iraq e il selfie con Miss Israele. La Stampa racconta delle conseguenze – esemplificative dell’aria che si respira all’interno di una parte del mondo arabo – di un innocente selfie tra due reginette di bellezza, una irachena (Sarah Idan), l’altra israeliana (Adar Gandelsman). “Il selfie (fatto a novembre) ha fatto il giro della rete nel mondo arabo, dove il sentimento anti-israeliano è fortissimo”, spiega il quotidiano. “Selfie più foto in bikini insieme hanno creato un caos a casa di Sarah – ha dichiarato Gandelsman alla tv israeliana -, la gente minacciava che se non fosse tornata in patria e non avesse rinnegato quelle foto e il titolo (di Miss Iraq), l’avrebbero uccisa”. La giovane irachena e la sua famiglia sono stati costretti a fuggire e a nascondersi tanto feroce è stata la reazione a un semplice selfie.

Nuovi e vecchi fascisti. Un corteo fascista, braccia tese e cori del Ventennio. A due passi dalla curva ospiti intitolata ad Arpad Weisz, ebreo ungherese, ex tecnico di Bologna e Inter, morto ad Auschwitz nel ’44, una cinquantina di ultrà della Juve in abiti neri ha marciato verso lo stadio al grido di “me ne frego della galera, camicia nera trionferà” (Repubblica). Intanto su Libero si da spazio al leader di CasaPound che propina la solita falsa retorica del fascismo buono.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked