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Appelfeld, l’ultimo saluto

rassegnaUn esempio della grandezza dello scrittore israeliano Aharon Appelfeld, scomparso mercoledì notte all’età di 85 anni, sono le tante pagine a lui dedicate oggi dai quotidiani italiani. “Quando lo incontravi nel suo appartamento piccolo e tappezzato di libri alla periferia di Gerusalemme era inevitabile parlare della sua infanzia nei boschi per fuggire ai nazisti”, scrive Lorenzo Cremonesi sul Corriere raccontando l’incredibile biografia di Appelfeld, ricostruita ampiamente anche da Repubblica. E sempre sul Corriere, lo scrittore Alessandro Piperno ricorda il suo incontro con lo scrittore e il suo rapporto con il pubblico: “La sola cosa che si aspettava dai suoi lettori è che non dimenticassero mai che l’autore di quei libri così sconcertanti, sebbene ormai adulto, era ancora un bimbo. Nessun filtro, nessun fatalismo adulto lo aveva protetto da ciò che gli stava capitando”. Gli autori suoi amici erano Gershom Scholem e Philip Roth mentre il suo modello era Franz Kafka, scrive Alain Elkann su La Stampa, ricordando anche come Appelfeld fosse “diventato un uomo religioso, dava una grandissima importanza all’ebraismo, al suo essere ebreo, e si preoccupava che i giovani non dimenticassero quanto” accaduto in Europa. Sul quotidiano torinese Elena Loewenthal richiama le parole dell’autore rispetto al ebraico, lingua che “ha aperto non solo il mio cuore ch’era chiuso, mi ha anche ricondotto vicino ai miei avi… Non potevo immaginare che sarebbe stato l’ebraico e non la lingua di mia madre a restituirmi ciò che di immenso avevo perduto”.

Milano, il silenzio delle religioni sugli slogan antisemiti. Dopo i fatti del 9 dicembre scorso a Milano, dove nel corso di una manifestazione filopalestinese erano stati scanditi slogan antisemiti in arabo, e la condanna del sindaco Giuseppe Sala, sul Corriere interviene con una lettera al quotidiano il presidente dell’Assemblea dei rabbini italiani rav Alfonso Arbib. “Assistiamo a continui episodi di antisemitismo in Francia e in Svezia senza che ciò susciti rilevanti reazioni di indignazione. Riteniamo che tali reazioni debbano arrivare secondo noi soprattutto dalle autorità religiose, anche quelle islamiche. Reazioni che sono state finora assenti. Le autorità potrebbero e dovrebbero esprimere senza calcoli politici l’indignazione morale per quanto sta avvenendo”, scrive rav Arbib, facendo riferimento anche all’episodio milanese, su cui sta indagando la procura (Giornale). E dalla Comunità ebraica di Milano è arrivato un messaggio di ringraziamento, a firma dei presidente Milo Hasbani e Raffaele Besso, al sindaco e alle autorità, con la richiesta di discutere di quanto accaduto il 9 dicembre anche in Consiglio comunale.

Roma, ascoltare secondo le religioni. È dedicato all’ascolto il convegno nazionale vocazionale in corso a Roma che vede la partecipazione di rappresentati delle diverse confessioni religiose. Per parte ebraica, a riflettere sul termine ascolto, il rav Roberto Della Rocca, responsabile per l’educazione e la cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: “Questa parola compare per la prima volta nel capitolo tre della Genesi -sottolinea il rav – Adamo si pone in ascolto di Dio nel giardino dell’Eden e l’ascolto è la chiave per innescare il processo della responsabilizzazione, ciò che dà all’uomo la possibilità di argomentare e giustificare la sua colpa” (Avvenire).

Israele, il sigillo del governatore. Il Dipartimento israeliano per le antichità ha reso noto giorni fa di aver trovato, durante scavi condotti nella spianata antistante il Muro Occidentale, un sigillo di creta di 2700 anni fa che appare essere appartenuto al governatore di Gerusalemme, la più alta carica amministrativa dell’epoca. “Gerusalemme – ha rilevato il sindaco della città Nir Barkat – è una delle capitali più antiche al mondo, abitata in continuazione del popolo ebraico per 3000 anni. È un privilegio imbattersi così in una delle personalità e dei leader che l’hanno costruita e sviluppata”. “Di scoperta fragorosa e di conferma straordinaria hanno parlato dunque le autorità ebraiche, – scrive il Foglio polemizzando con l’Unesco – che hanno visto nel sigillo la conferma materiale di Gerusalemme israelita. Bocche cucite invece dall’altra parte. Quantunque, per una volta, i silenzi di parte araba del tutto ingiustificati non sembrino. Ma quale botto, si confidano gli esperti dell’Unesco, ma quale notizia fragorosa: ‘Roba così esplosiva, vengono a raccontarci, e manco sarebbe palestinese?’”.

Israele e la politica sui migranti. Il governo di Gerusalemme ha avviato nelle scorse ore un piano per costringere diverse migliaia di migranti africani ad andare via dal Paese entro aprile. “Questo piano prenderà il via oggi”, ha detto il Primo ministro Benjamin Netanyahu all’inizio di una riunione di gabinetto di due giorni fa. Nell’ambito del programma, circa 38.000 migranti che sono entrati illegalmente in Israele, principalmente eritrei e sudanesi, dovranno lasciarlo entro la fine di marzo, altrimenti si prospetterebbe la detenzione (Avvenire).

Daniel Reichel
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