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ORIZZONTI Così cambiano i confini del mondo

Se c’è un termine capace di descrivere e riassumere i cambiamenti in atto sul nostro Pianeta è confine”. In Medio Oriente è la scomparsa dei confini fra Siria e Iraq ad aver consentito al Califfato jihadista di affermare nella sua sanguinosa brutalità e ora, sulle sue macerie, a permettere all’Iran degli ayatollah di ambire all’egemonia regionale. In Maghreb sono i confini divorati dal deserto del Sahel ad alimentare il traffico di un fiume di esseri umani che fugge dalla disperazione dell’Africa inseguendo il miraggio della prosperità in Europa. In Ucraina sono i confini travolti dai tank di Vladimir Putin in Crimea e nel Donbass a svelare le ambizioni strategiche del Cremlino, che investono l’intera Eurasia. A Gerusalemme sono i confini da ‘decidere assieme” fra israeliani e palestinesi a distinguere la nuova iniziativa di pace americana del presidente Donald Trump a cui va dato atto di aver avuto il coraggio di riconoscere senza perifrasi il legame trimillenario fra il popolo ebraico e Sion. In Nord Corea è il confine del 38mo parallelo che il feroce dittatore di Pyongyang, Kim Jong-un, vuole travolgere, sviluppando armi di distruzione di massa, per travolgere con il suo regime dispotico e militarista la vibrante democrazia di Seul In Catalogna è il confine con la Spagna, resuscitate con un referendum dalla profondità della Storia, a descrivere la fragilità di un’Europa scossa da populismi di ogni genere, colore ed estrazione. ln Gran Bretagna è l’idea stessa di confine che ha generato il distacco dell’Unione Europea, allargando pericolosamente la Manica. E nelle acque del Mar della Cina Meridionale sono le navi militari di Pechino a disegnare nuovi confini marittimi, creando persino isole artificiali a dispetto della sovranità dei Paesi vicini. Ovunque gli Stati vacillano, le potenze vogliono imporsi, le tribù riemergono e gli equilibri si ridefiniscono tutto inizia da confini che cadono, risorgono o si trasformano Anche nello spazio di un mattino. Mala geopolitica non è che un tassello di un processo assai più ampio perché quest’anno che inizia vedo la medicina genetica lanciata verso nuovi ambiziosi traguardi, l’architettura interplanetaria impegnata a progettare come vivremo sui corpi celesti, la robotica a un passo dall’arrivo su strada delle vetture senza guidatore, l’intelligenza artificiale impegnata a sfidare quella umana e una moltitudine di invenzioni avveniristiche – dai laboratori della Silicon Valley ai centri ricerche di Monaco di Baviera, dalle start-up di Tel Aviv alle Smart Cities in Giappone – proiettate a cambiare il nostro modo di interagire, consumare, produrre e in ultima istanza creare. In questo caso sono i confini della conoscenza ad essere destinati a mutare, ponendo ognuno di noi di fronte alla sfida se guardare avanti, voltarsi all’indietro o cercare nuovi equilibri personali e collettivi La coesistenza, negli stessi spazi umani, di un’innovazione che accelera e un assetto geopolitico che si ridefiniscono e suggerisce come ognuno di noi, dovunque viva e qualsiasi lingua partì, si trovi appollaiato sul ciglio di una Storia che muta. Ciò avviene perché l’accelerazione dei cambiamenti e propria di questa stagione rivoluzionaria Che è la nostra stagione.

Maurizio Molinari, La Stampa Origami, 11 gennaio 2018