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Nelle Parashot di queste settimane si parla di Pesach: Incidere la Libertà nel cuore e nella mente attraverso la narrazione della Memoria. Rivivere la nostra Identità.
In quel giorno tu istruirai tuo figlio: È a causa di quanto ha fatto il Signore per me, quando sono uscito dall’Egitto (Esodo, 13,8)
Moshè il “leader” di Israele, colui che guidò il popolo ebraico nel lungo cammino verso la libertà, non si rivolse al popolo di Israele parlando di “libertà dalla schiavitù”, di “catene spezzate”, di “fine del potere del Faraone”, non parlò della “terra stillante latte e miele”. Moshè parlò della Torah, (“insegnamento”) dell’educazione dei figli, della conservazione e dell’insegnamento della memoria alle generazioni future.
Allora i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo atto di culto? Voi direte loro… (Esodo, 12, 26-27)
In quel giorno tu istruirai tuo figlio: E’ a causa di quanto ha fatto il Signore per me, quando sono uscito dall’Egitto (Esodo, 13,8)
Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai… (Esodo, 13, 14)
Per mezzo del Narrare (Maghid) dobbiamo richiamare in noi il significato del fare Memoria, al fine di avere memoria del Significato della nostra Identità.
Per poter difendere la propria libertà, gli ebrei dovevano diventare un popolo di studenti e educatori. Questo è ciò che insegnò Moshè, che non è il “nostro leader” ma piuttosto è “il nostro maestro”. Quello che in questo episodio la Torah ci insegna è che la libertà non si conquista con delle battaglie militari, ne solamente con la politica o il diritto [il Contratto Sociale con il nostro Compagno], ma si conquista tramite l’insegnamento di valori etico-spirituali [il Patto Sociale con nostro Fratello difronte a D-o].
Il popolo ebraico ha fin dal suo nascere costituito un sistema scolastico pubblico fondato sullo studio della Torah:
Rabbi Yehudah HaNasih mandò Rabbi Chiya e Rabbi Issi e Rabbi Ami in missione presso tutte le città in terra di Israele per stabilire scuole e insegnanti in ogni luogo. Arrivarono in un posto dove non trovarono ne scuola ne insegnanti. Dissero agli abitanti: “portateci i custodi della città” (“Neturei Karta”), e gli portarono “la guardia militare”. I Rabbini risposero: “questi non sono i custodi della città, sono piuttosto i distruttori della città”. “E chi sono allora i custodi della città?” chiesero gli abitanti; i Rabbini risposero: “gli insegnanti e le scuole”. (Talmud Yerushalmi, Chagigah 76a).
La Torah, l’Insegnamento, va scolpito nei cuori degli studenti: Le tavole erano opera di D-o, la scrittura era scrittura di D-o, scolpita [charut] sulle tavole (Esodo, 32, 16). Un mondo libero: Non si legga charut (scolpito), spiegano i Maestri, ma si legga anche cherut (libertà), per ciò non c’è libertà se non per coloro che si occupano dello studio della Torah. (Mishnah, Pirkeh Avoth, 6,2).
Peh – Sach, “La Bocca che Parla”: La libertà è una continua conquista attraverso le generazioni, e gli ebrei non hanno mai dimenticato che l’unico modo per difendere la libertà è insegnarla alle generazioni future: Il Seder di Pesach. La Memoria è Racconto, il Racconto è Rivivere.
La Libertà non si può imporre. Ma come responsabilizzare le persone a una più libera e completa istruzione a garanzia di un mondo libero?
E si fermarono sotto [betachtit, lett. nella parte sotto] il monte… (Esodo, 19, 17)
Disse Rav Abdimi bar Chama bar Chasa: da ciò si impara che il Santo e Benedetto Egli Sia, inclinò sopra di loro il monte a forma di tinozza rovesciata e disse loro: “se accetterete la Torah, bene; altrimenti la sarà la vostra tomba” (Talmud Bavli, Shabbat 88a).
Questo Midrash nel Talmud ci insegna che qualche volta bisogna spingere le generazioni future a formarsi: senza lo studio non può sussistere il mondo libero. La responsabilità dell’insegnamento incombe su di noi verso le generazioni future, le quali hanno la responsabilità dello studio. La montagna del Sinai è ancora sopra le nostre teste: saremo all’altezza di trasmettere la Torah ai nostri figli?

Paolo Sciunnach, insegnante

(22 gennaio 2018)