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Orizzonti – Polonia, la lezione dimenticata di Walesa

poloniaIl 21 maggio 1991 il presidente polacco Lech Walesa, simbolo del movimento Solidarnosc, pronunciò un insolito ed emozionante discorso davanti alla Knesset, il Parlamento israeliano. Si scusò per l’antisemitismo che aveva segnato il passato della Polonia. “Qui in Israele, la terra della vostra cultura e del vostro risveglio, vi chiedo perdono”, disse ad una Knesset formata da molti sopravvissuti ad Auschwitz e ad altri campi di sterminio nazisti costruiti in Polonia. “Vi abbiamo aiutato come potevamo. Molti dei polacchi sono stati gentili Giusti”. Ma riconobbe che “tra noi ci furono anche dei malvagi”. Il Primo ministro israeliano di allora, Yitzhak Shamir, commentando le parole di Walesa disse: “E stato aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra i due popoli”. Lo stesso Shamir, nato in Polonia e i cui genitori furono uccisi durante l’occupazione nazista, due anni prima non aveva nascosto i suoi sentimenti verso i polacchi: di loro disse che succhiavano antisemitismo con il latte materno, aggiungendo che il pregiudizio anti-ebraico era “profondamente impregnato nella loro tradizione, nella loro mentalità”. La visita di Walesa in Israele era la prima di un leader polacco allo Stato ebraico, e la sua missione più importante di fatto era la riconciliazione, sia per la sua nazione che per se stesso. Prima di partire per lo storico viaggio in Israele, il leader di Solidarnosc chiese infatti scusa per delle affermazioni dal sapore antisemita pronunciate un anno prima: durante la campagna elettorale si era infatti definito “pulito” riferendosi al fatto di non avere ebrei nel suo albero genealogico e dicendo di essere “al 100% polacco”. Walesa affermò di essersi pentito di quelle parole e, sbarcato a Tel Aviv, disse: “Lasciamo che il nostro incontro contribuisca a rinnovare i legami tra polacchi ed ebrei, tra Polonia e Israele e il mondo intero”. Un quarto di secolo dopo quei legami sono stati messi in dubbio da Varsavia con la scelta di approvare una legge controversa in tema di responsabilità polacche e Shoah: la legge vorrebbe difendere “l’onore e la reputazione” della Nazione e del popolo polacco, incriminando chi accusa la Polonia di complicità con i crimini nazisti. Secondo Varsavia sarebbe una norma che difende la verità storica, secondo il mondo accademico internazionale è una legge improntata al revisionismo storico che vuol far passare il messaggio che i polacchi furono solo vittime durante la Seconda guerra mondiale. “Questa norma – dichiara lo Yad Vashem – rischia di rendere confusa la verità storica grazie alle limitazioni che pone alle espressioni riguardo la complicità di segmenti della popolazione polacca nei crimini commessi contro gli ebrei dal suo stesso popolo, sia direttamente sia indirettamente su suolo polacco durante la Shoah”. Anche il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha duramente contestato il provvedimento: aveva chiesto a Varsavia di fermarne l’approvazione ma così non è stato. E a buttare benzina sul fuoco ci ha pensato a metà febbraio poi il Primo ministro polacco Mateusz Morawiecki che rispondendo alla domanda di un giornalista sui casi di collaborazionismo nella Seconda guerra mondiale, ha parlato di responsabili “polacchi ma anche ebrei, russi, ucraini, non solo tedeschi”. Revisionismo storico su cui poi Morawiecki ha fatto un passo indietro. Secondo Marci Shore, docente di storia a Yale, la legge revisionista “fa parte di un programma introdotto negli ultimi due anni, definito dal governo di Diritto e Giustizia ‘un buon cambiamento’. Il cambiamento ha incluso tentativi di legalizzare il controllo governativo dei media e introdurre leggi draconiane anti-aborto. Diritto e Giustizia ha anche svilito il linguaggio pubblico, suggerendo frasi che ricordano il ‘verbo’ degli anni comunisti. I liberali sono diventati ‘maiali tagliati fuori dalla mangiatoia’”. Shore spiega anche il ritorno dell’utilizzo della parola Volksdeutsch: “Durante l’Qoccupazione nazista, si riferiva ai polacchi che tradirono la Polonia registrandosi come tedeschi etnici per assicurarsi il favore dell’occupante. Ora, ‘diventare un Volksdeutsch’ descrive i cittadini polacchi che chiedono all’Unione europea di indagare sulle violazioni costituzionali del governo, ad esempio negando forza di legge alle decisioni del tribunale costituzionale e approvando leggi che aboliscono un sistema giudiziario indipendente”. Questo è il clima in cui è nata questa legge che in realtà era già stata proposta e bocciata anni fa dalla Corte costituzionale. Lo spirito di questa norma, spiega Shore, è quello di rimarcare la presunta assoluta innocenza del popolo polacco, esonerandoli da ogni responsabilità di fronte alla Shoah e in generale compattandoli sotto una pericolosa bandiera nazionalvittimista.

Pagine Ebraiche, marzo 2018