Premier libanese alla Farnesina chiede soldi e accusa Israele
Lo scorso gennaio il capo di Stato maggiore israeliano Gadi Eisenkot ha avvertito che il movimento terroristico libanese di Hezbollah sta implementando la sua capacità militare, infrangendo le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma secondo il Primo ministro libanese Saad Hariri, intervenuto ieri alla Farnesina, la principale minaccia per il suo paese sarebbe Israele, non i terroristi di Hezbollah che erodono il suo potere. Davanti ai rappresentanti di 40 nazioni, del segretario dell’Onu Guterres e dei membri della Lega Araba arrivati a Roma per partecipare alla seconda conferenza ministeriale di Roma per il sostegno alle forze di sicurezza di Beirut, Hariri ha sostenuto che i finanziamenti stanziati per il Libano non finiranno nella mani di Hezbollah. “Non succederà mai. La storia del Libano dimostra che gli aiuti stranieri alle nostre forze di sicurezza sono sempre arrivate a destinazione, non abbiamo mai perduto armi e mai succederà. Chi mette in giro queste voci è Israele, ma si tratta di propaganda contro di noi”, la teoria di Hariri. “II ministro degli esteri Alfano – scrive La Stampa – non aggiunge altro e sottolinea invece l’importanza della Conferenza ai fini di ‘un più ampio sostegno istituzionale alla politica di dissociamento del Libano dalle crisi regionali’”.
Russia-Gran Bretagna, crisi internazionale. Dopo la decisione del Primo ministro britannico Theresa May di espellere 23 diplomatici russi dal Regno Unito come ritorsione per l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia, è arrivata la risposta dal Cremlino: il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha annunciato che espellerà a sua volta dei diplomatici britannici dal paese. Mossa prevedibile, riportano i quotidiani, con i rapporti tra Londra e Mosca sempre più tesi dopo i diversi casi di avvelenamento di russi in territorio britannico. Tra questi casi, racconta Repubblica, c’è quello di Georgy Shuppe, il genero del defunto oligarca nemico di Putin, Boris Berezovsky.
“Oggi, i razzisti non si nascondono”. Sulle pagine bolognesi di Corriere della Sera e Repubblica due ampi resoconti dell’incontro ieri in città tra la senatrice a vita e Testimone della Shoah Liliana Segre e circa mille ragazzi di scuole superiori e medie. “Razzisti e antisemiti sono sempre esistiti, solo che dopo la guerra stavano coperti, si vergognavano. Adesso hanno perduto ogni pudore, commettono l’oscenità di riparlare”, il monito di Segre, che poi, nel raccontare la sua testimonianza, afferma di sperare “che almeno uno su mille” dei tantissimi ragazzi incontrati sino ad oggi “preserverà questa memoria. Però non mi illudo, il rischio è che la Shoah diventi una riga nei libri di storia quando noi sopravvissuti non ci saremo più”.
Milano, Forza Nuova in municipio. La formazione neofascista di Forza Nuova ottiene una rappresentanza istituzionale a Milano a causa della scelta di Roberta Perrone, ex capogruppo della Lega nel Consiglio del Municipio V, di cambiare partito. “Un fatto grave e preoccupante”, denuncia il presidente provinciale dell’Anpi Roberto Cenati, come ricordano Corriere e Avvenire Milano (Libero decide invece di attaccare l’Anpi e definisce i neofascisti di Forza Nuova come una semplice “formazione di destra”).
Ricordando Peres. La Stampa riporta della recente pubblicazione di una nuova biografia di Shimon Peres a firma del suo consigliere personale Avi Gil: “ll volume si intitola La formula Peres: diario di un confidente, e in questi giorni in Israele e nei Paesi arabi si apprestano a leggere le pagine di un diario in grado di illuminare in modo diverso un leader capace di una forte immagine a livello internazionale, ma probabilmente meno brillante in patria”. A proposito di Israele, il quotidiano torinese racconta anche il lavoro della Banca del Sangue israeliana che si sta per dotare di una nuova struttura: “l’edificio non sarà soltanto una banca del sangue all’avanguardia, ma anche un rifugio blindato sotterraneo capace di garantire la sicurezza delle scorte di sangue e assicurare la continuità delle attività nei laboratori anche durante una guerra”.
Le religioni, la rete e i giovani. Avvenire racconta del convegno delle diocesi del Lazio dal titolo “I giovani e Dio in rete” che ha visto tra i suoi protagonisti rav Benedetto Carucci Viterbi, direttore delle scuole ebraiche di Roma, secondo cui, in un mondo in cui i giovani sono sempre più proiettati nella vita virtuale, “resta insostituibile nel rapporto educativo la dimensione della presenza e dell’intensità delle relazioni umane”, mentre nell’ambito della fede, un grande aiuto può venire dalla familiarità con i racconti del testo biblico fin da bambini.
Daniel Reichel twitter @dreichelmoked