Qui Torino – Nizza, una storia ebraica

2018-03-14 21.36.47La “Nazione Ebrea” di Nizza. Popolazioni, istituzioni, usi e costumi (1814-1860), questo il libro presentato nei locali della Comunità Ebraica di Torino, pubblicato dal Centro Studi Piemontesi, con il contributo della Fondazione Guglielmo De Lévy.
In apertura i saluti di Giuseppe Pichetto, presidente del Centro Studi Piemontesi e di Emanuele Menotti Chieli, console onorario della Repubblica francese a Torino. A mettere in luce le peculiarità del lavoro di ricerca archivistica e di ricostruzione storica, sono gli interventi di Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino e curatore della prefazione; di Marco Carassi, già direttore dell’Archivio di Stato di Torino e di Rosanna Roccia, direttore “Studi Piemontesi”. A dialogare con i relatori, l’autrice Simonetta Tombaccini, archivista presso l’Archivio dipartimentale delle Alpi Marittime.
Una comunità ebraica, quella presente in territorio nizzardo, che viene definita nella prefazione “ […] quanto mai eterogenea, composta da persone provenienti da diversi Paesi, di rito ashkenazita e sefardita, parlanti lingue diverse, che tuttavia, nonostante episodiche contrapposizioni, riescono a convivere all’interno di una medesima organizzazione religiosa”. In altre parole si può parlare di “ Un’esperienza storica originale, come sostiene l’Autrice, non tanto per la composizione, che ritroviamo in diverse altre Comunità della Diaspora, ma soprattutto per altre caratteristiche, quali il forte desiderio di indipendenza nei confronti sia dell’Università Israelitica piemontese sia del Concistoro di Marsiglia, e la particolare forma mentis, forgiata probabilmente dalla configurazione stessa del territorio, ai confini del Regno e con notevoli difficoltà di comunicazione”.
“Stile brillante e rigore nella ricostruzione storica – le parole di Marco Carassi per definire il lavoro svolto dalla Tombaccini – che ci restituisce un vivace affresco sociale della città di Nizza, composto da relazioni umane, religiose, economiche e culturali”. Fulcro della ricostruzione sono le dinamiche interne ed esterne della comunità ebraica della città: “Una realtà poliedrica”, la definisce Carassi, dove a convivere sono gli ebrei nizzardi di antico insediamento, con gli ebrei provenienti dal resto del continente, chi dal vicino Portogallo, chi dalla più lontana Polonia. Nizza, nel corso dell’Ottocento, era infatti un porto franco dove sperimentare relazioni e progetti imprenditoriali.
Ad una ricostruzione più generale degli equilibri cittadini, segue un’analisi puntuale di scene di vita quotidiana, di luoghi e di vicende di singole famiglie giudeo-nizzarde. Ed è proprio l’intervento di Rosanna Roccia ad accompagnare il pubblico all’interno delle abitazioni, tra gli arredi, tra vicende sentimentali dei singoli, tra i rapporti di lavoro tra i diversi cittadini. In particolare Roccia ripercorre la vicenda degli Avigdor, una famiglia di banchieri particolarmente importante sia per le dinamiche interne alla città di Nizza, sia per le relazioni che intrattennero a vario titolo nel corso dell’Ottocento con Camillo Benso conte di Cavour.

Alice Fubini