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Polonia, Memoria da difendere

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“Per nessun Paese è facile fare i conti con la propria storia, specialmente nel caso dell’Olocausto. Come rendono evidenti anche le riflessioni stimolate dall’80° anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia, le scelleratezze naziste hanno potuto contare su complicità e connivenze di individui, gruppi e istituzioni nei Paesi occupati. La difficoltà risulta ancor maggiore nei Paesi dell’Europa centro-orientale”. Così ha scritto l’ambasciatore Sandro De Bernardin, attuale chairman dell’International Holocaust Remembrance Alliance, in un testo pubblicato nell’odierna uscita di Pagine Ebraiche International Edition (pubblicato originariamente nel magazine Treccani, è stato tradotto da Sara Volpe e Rachele Ferin, studentesse della Scuola superiore interpreti e traduttori di Trieste che stanno svolgendo il proprio tirocinio nella redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane). De Bernardin si concentra in particolare sulla Polonia e sul tema della legge che punisce qualsiasi attribuzione di responsabilità ai polacchi per quanto accaduto durante la Shoah.
Tratta di Polonia anche l’intervista di David Assael a Bogdan Bialek, giornalista e psicologo che ha di recente realizzato un documentario in cui racconta la vicenda del pogrom di Kielce, avvenuto nel 1946, a conflitto.
Ma come si preserva la Memoria tra le sfide del presente? Educare le nuove generazioni è uno degli obiettivi che si pone il Memoriale della Shoah di Milano, che è stato di recente teatro di varie iniziative che coinvolgono il mondo dello sport, l’ultima in ordine di tempo la visita della primavera del Napoli, come raccontato sull’edizione internazionale di Pagine Ebraiche. Nella sezione Italics invece, un articolo del Times of Israel a proposito del lavoro del compositore Francesco Lotoro, che si occupa di raccogliere e far rivivere le musiche composte nei lager nazisti.
E a proposito del rapporto tra passato e presente, lo storico sociale delle idee David Bidussa, in Bechol Lashon, questa settimana in lingua portoghese, si chiede cosa si ricorderà il 25 aprile. “Probabilmente nulla” si risponde (autrice della traduzione, Anna Zanetti).
Infine, l’appuntamento mensile con il Double Life di Daniela Fubini, torinese trapiantata a Tel Aviv, che riflette su come gli smartphone abbiano cambiato l’atmosfera sui treni per pendolari: al posto delle israelianissime chiacchiere tra sconosciuti, un mare di facce perse sugli schermi.

Rossella Tercatin

(16 aprile 2018)