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Intesa sul nucleare iraniano,
gli Usa verso l’addio

rassegnaIl presidente Usa Donald Trump uscirà dall’accordo sul nucleare iraniano per ragioni di politica interna. Ad affermarlo il presidente francese Macron, di ritorno in Francia dopo la visita negli Stati Uniti, iniziata con la speranza di far cambiare idea a Trump sulla questione Iran, spiega il Corriere. Oggi – con poche possibilità- cercherà di farlo la cancelliera tedesca Angela Merkel, scrive il quotidiano cattolico Avvenire: Merkel “questa mattina incontrerà il leader Usa nello Studio Ovale, per tentare di spingere il presidente Usa a mantenere in vita l’intesa sottoscritta anche da Cina, Francia, Germania, Russia e Regno Unito, evidenziando il rischio d’instabilità che un’aperta contrapposizione militare fra Iran e Israele porterebbe alla regione”. “Se l’Iran attaccherà Tel Aviv, Israele colpirà Teheran e distruggerà ogni postazione militare iraniana in Siria”, ha affermato ieri il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman, in un’intervista rilasciata a un portale saudita. Intervistato da Repubblica l’inviato Onu perla Siria, Staffan de Mistura individua proprio nel confronto Iran Israele in territorio siriano un imminente pericolo: “è una vera minaccia – afferma – II mese di maggio sarà un mese pericoloso. L’Onu osserva con molta preoccupazione la tensione fra Israele e Iran, nel contesto siriano e libanese. Non posso dire di più perché abbiamo bisogno di diplomazia nella discrezione”.

Coree, il grande incontro. Kim Jong-un è il primo capo della Corea del Nord dalla Guerra di Corea del 1950-53 a varcare pacificamente la linea del 38° parallelo per stringere la mano al presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, e parlare di “una nuova era di pace”. “Due leader così diversi troveranno parole comuni?- si chiede Repubblica – Difficile sia già l’esito che il mondo aspetta: ‘Denuclearizzazione’. Per arrivarci, se ci si arriverà, bisognerà passare dall’incontro tra Kim e Trump. Ma basta la chiacchierata a rendere il summit di oggi storico”.

Napoli, la minaccia terroristica sventata. Alagie Touray, gambiano di 22 anni in attesa dell’asilo politico, è stato arrestato a Napoli con l’accusa di terrorismo. In un messaggio riceveva istruzioni da un amico su come compiere un atto terroristico con un’auto lanciata sulla folla. La polizia ora indaga su una rete jihadista attiva tra Libia, Gambia, Italia e Spagna (La Stampa e Repubblica).

Bullismo verbale. Lo scrittore Paolo Di Stefano (Corriere) riflette sui paragoni fatti a sproposito dai politici italiani tra la situazione attuale e le persecuzioni degli ebrei sotto il nazifascismo. “Questa corsa a proclamarsi ‘ebrei’ di un presunto totalitarismo, – scrive Di Stefano – questo incontinente bullismo verbale (non giovanile ma senile), questo bullismo pseudo vittimario da quattro soldi andrebbe punito con una sospensione esemplare: proprio come viene punito il ragazzo che offende il compagno o il professore. Invece nulla: ci tocca aspettare la prossima scemenza. La becera cialtronaggine locutoria, che è anche cialtronaggine civile, è uno dei pochissimi punti comuni ai partiti”.

Bologna, 25 aprile e polemiche. “La buona fede dell’Anpi c’è tutta. Non c’è stata ostilità, né una polemica collettiva. Capisco lo stato d’animo del rabbino, ma la comunità ebraica può contare sui bolognesi”, così il sindaco di Bologna Virginio Merola sui contrasti maturati tra il rabbino capo della città Alberto Sermoneta e i vertici dell’Anpi (Repubblica Bologna). Motivo della protesta del rav, come spiega lui stesso a Repubblica Bologna, la presenza di un cittadino con la kefiah, protagonista di insulti al mondo ebraico, la citazione da parte della presidente provinciale dell’Anpi Anna Cocchi delle “vittime palestinesi” e quella mancata del contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione. “Non sto chiedendo delle scuse: – afferma il rav – voglio solo che si affronti il tema in piena onestà, affrontando la Storia per quella che è”. “L’Anpi bolognese – afferma Anna Cocchi – ha sempre valorizzato il sacrificio dei combattenti ebrei perla liberazione della nostra città e dell’Italia”.

Velletri, la villa e il tempio. “Oggi a Velletri va all’asta il tempio ebraico di Anzio. – racconta Repubblica Roma – Una contesa iniziata ormai più di due anni fa sulla villa di via Paolini 1, che al piano terreno ospita un ristorante cinese e in quelli superiori il tempio. In questa parte dell’edificio a celebrare le funzioni ebraiche nei mesi estivi è il rabbino capo della Capitale Riccardo Di Segni”. Il quotidiano spiega che “L’immobile era stato acquistato con un mutuo, ma poi erano sorte complicazioni e discussioni legali con l’istituto di credito che avevano portato alla messa all’asta. Dal 2016 Di Segni, ma anche l’avvocato Renzo Gattegna come allora presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, hanno attestato che la villa è luogo di culto pubblico e come tale non può essere sottratto alla sua destinazione ‘neppure per effetto di alienazione’”. Ma il giudice dell’esecuzione di Velletri ha respinto l’opposizione. “Questa storia dei luoghi di culto – spiega rav Di Segni – non è un privilegio della religione ebraica ma una norma che riguarda la chiesa cattolica e i culti ammessi. C’è poi da aggiungere che, purtroppo, anche in questa vicenda non sono mancate lettere minatorie con insulti antisemiti”.

Sawsan e la Memoria dei berlinesi. Sawsan Chebli, origini palestinesi, socialdemocratica, musulmana e segretaria di Stato del Land di Berlino per gli affari esteri, sta facendo parlare di sé in Germania per la sua proposta di legge di rendere obbligatoria almeno una visita per ciclo di studi a un campo di concentramento nazista e relativo centro studi. “Il senso della mia proposta di legge – spiega a Venerdì di Repubblica – è innanzitutto restituire una connessione con il passato ai giovani tedeschi che se ne stanno allontanando e ai migranti che se ne sentono esclusi”.

Segnalibro. Su Avvenire Goffredo Fofi recensisce il nuovo saggio di Donatella Di Cesare, Marrani. L’altro dell’altro. Il volume, scrive Fofi, “ricostruisce in modo avvincente una lunga storia e la colloca dentro un’attualissima problematica. Perché: quanti sono coloro, nel mondo d’oggi, costretti a nascondere le loro origini e le loro fedi per non venire perseguitati e massacrati? Quanti sono coloro che, per convinzione e per scelta, lasciano una religione e una identità storica e culturale per abbracciarne un’altra?”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked