Oltremare – Il Giro è qui

fubiniFra le molte cose che nella mia passata vita italiana non avrebbe cambiato di un millimetro la mia routine c’è di sicuro il Giro d’Italia. Di ciclismo il massimo che sono in grado di apprezzare è la canzone di Paolo Conte, ma non mi sarei mai seduta in cima a un paracarro ad aspettare i ciclisti, non saprò mai che silenzio c’è fra una moto e l’altra, e non ho mai visto Bartali col suo naso triste come una salita; ma è anche una questione generazionale. Però adesso improvvisamente, il Giro arriva qui in Israele – è impossibile non saperlo con tutte le pubblicità alla radio e in televisione, ed è tutto nostro. È diventato in una settimana la cosa più italiana che ci sia a valle della pasta al pomodoro, con tifosi unificati anche dall’assenza di squadre riconoscibili e comunque l’emozione di essere noi italiani al centro dell’attenzione con qualcosa che non sia uno scandalo politico o un voto stonato all’ONU. Quando ho visto il video con Bibi che sale su di una bici e gira intorno ad uno spartitraffico per pubblicizzare l’evento con il sudore della sua propria augusta fronte, ho capito due cose: che i pubblicitari del Primo Ministro sono diventati veramente bravi, e che il Giro d’Italia è cosa seria assai. Indipendentemente da politici in bicicletta comunque, avevo già capito anche che il mio posto questo sabato sarà sulla tayelet, lungo il mare a Tel Aviv, a festeggiare la perseveranza e i polmoni di quei ciclisti che hanno deciso di affrontare il caldo e la sabbia e il possibile chamsin nel Medio Oriente, invece che correre su strade percorse da italica brezza e con aria ad alta respirabilità. Non avendo nessuna idea di chi vorrei che vincesse, sarà un arrivo festaiolo e senza pensieri, e insomma viva l’Italia, quando arriva fin qui.

Daniela Fubini