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Ticketless – Lo sciocco mestiere

cavaglionL’editoriale di Ernesto Galli della Loggia, uscito sul “Corriere della Sera” di mercoledì scorso (Tre leader frutto dei tempi), dedicato alla mediocrità e alla incultura dell’attuale classe dirigente, mi ha fatto ritornare in mente un famosisimo – e criticatissimo – articolo di Benedetto Croce sulla “mentalità massonica” uscito nel giugno 1918 nel pieno di una crisi politica, quella del primo dopoguerra, che (per nostra fortuna) non è (ancora) comparabile alla crisi di un secolo dopo. L’Italia del 2018 vedrà andare al governo grillini e leghisti: in televisione fa capolino una galleria di personaggi sedicenti giovani, ma dal volto antico, molto antico. Croce paventava il pericolo derivante dalla fortuna popolare di leaders “non più ignoranti o ingenui, ma non ancora addottrinati e avveduti, uomini di mezzana cultura”. Peccato che nell’elenco mettesse in un sol fascio categorie di persone che, ovviamente, se la presero a male: maestri di scuola primaria, diplomati di scuola tecnica, laureati farmacisti e anche, ahimé, molti ebrei. Quanti ebrei abbiano votato 5stelle o Salvini – temo parecchi – ma la cosa mi interessa poco. Mi interessa invece osservare che Croce, sapendo di averla detta grossa, correva al riparo, precisando tra parentesi: “Non mi passa per mente di far lo sciocco mestiere dell’antisemita”.
Avevo del tutto rimosso questa definizione, frutto fra i più maturi del liberalismo ottocentesco: “lo sciocco mestiere dell’antisemitismo”. Mi piacerebbe fare un test in un’aula di Liceo o di Università del 2018. Se in uno di quei terrificanti test che flagellano la nostra scuola da decenni, accanto alle canoniche e prevedibili definizioni del perbenismo e del political correct, fra le risposte inserissimo la definizione di Croce, ho il timre che pochi studenti (e anche pochi docenti) vi aderirebbero.

Alberto Cavaglion

(16 maggio 2018)