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STORIA Ritratto di una famiglia del Novecento

foaAnna Foa / LA FAMIGLIA F. / Laterza

È una storia di famiglia immersa nei grandi rivolgimenti della storia d’Italia, quella raccontata da Anna Foa nel bel libro “La famiglia F.”, di recente uscito per Laterza.

Figlia del politico, giornalista e sindacalista italiano Vittorio Foa, la storica si dedica con quest’opera a ricostruire vicende di cui ha una conoscenza diretta, di prima mano, mantenendo però un approccio rigoroso, “scientifico” (come in un vero e proprio saggio, alla fine del libro sono annessi una bibliografia e un indice dei nomi).

Al centro, la storia dei Foa, ebrei piemontesi da generazioni, e del ramo materno, i Giua, socialisti e lontani da convincimenti religiosi (il capostipite, Michele Giua, docente di chimica a Torino, era di origini sarde). Due famiglie profondamente radicate nella Torino che fu fondamentale baluardo dell’antifascismo e della Resistenza.

La figura di Vittorio emerge in tutta la sua statura: personalità di spicco della storia della sinistra italiana, fervente antifascista, fu arrestato nel 1935 a seguito della spiata di Pitigrilli, il delatore di origini ebraiche al servizio dell’Ovra. Uscito di prigione nel 1943, aderì alla Resistenza, militando nel partito d’Azione. Considerato uno dei padri fondatori della Repubblica, nel dopoguerra Vittorio Foa è stato tra i più amati protagonisti della politica e della cultura italiana.

Ma nel libro sulla “famiglia F.” non c’è solo la figura di Vittorio: emerge invece la fotografia di un mondo, quello della Torino di Giustizia e Libertà e dell’antifascismo, che si interseca profondamente con la Torino ebraica. Vicini alla famiglia Foa erano, solo per citare alcune personalità, Primo Levi (al quale erano imparentati), Carlo Levi, Cesare Pavese, Leone e Natalia Ginzburg, che in Lessico famigliare si ispirerà alla madre di Anna, Lisa Giua, per dipingere il personaggio di Lisetta.

“Mia madre sapeva sparare – scrive l’autrice – e nel dopoguerra ha avuto il titolo di ‘partigiana combattente’. Ma la sua Resistenza non è stata una Resistenza armata. Ciclostile, trasporto di materiale clandestino, a volte anche di armi. […] E sembra che dopo la mia nascita qualche arma sia anche stata trasportata nella mia carrozzina, sotto le mie copertine.”

Il racconto, corredato di fotografie, scorre con una scrittura puntuale e godibile, e abbraccia anche i decenni del dopoguerra: gli anni dell’impegno politico e sindacale di Vittorio, le figure del fratello Renzo Foa, scomparso precocemente, giornalista e negli anni ’90 direttore de L’Unità, e della sorella Bettina, i viaggi in Israele, l’identità ebraica e l’impegno come storica dell’ebraismo italiano e non solo, al quale la professoressa Foa ha dedicato molti suoi lavori. Più d’un secolo di storia, ripercorso “per tener vivo il filo della continuità tra il nostro passato e il presente – scrive -, per diventare quella ‘candela della memoria’ che in ogni famiglia e per ogni generazione, come è stato scritto, tiene vivo il ricordo del passato e lo lega all’oggi.”

Marco Di Porto