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Anniversari – Settant’anni di Israele, bilancio di un successo economico

israele 70Il settantesimo anniversario della nascita dello Stato d’Israele fornisce l’occasione per fare un bilancio sui traguardi raggiunti in campo economico, che è il fiore all’occhiello del paese, e, più in generale, sui suoi punti di forza e di debolezza sotto questo profilo. Fra i punti di forza vi è sicuramente la delicata transizione, negli anni Ottanta, da un’economia “socialista” con forte presenza dello Stato (le banche erano statali, il commercio estero era controllato, l’agricoltura era fortemente sussidiata) a un’economia “di mercato” in cui è incoraggiata l’attività imprenditoriale e la concorrenza. Questa trasformazione, scaturita dalla necessità di debellare la grave crisi economica e l’iperinflazione che all’inizio degli anni Ottanta affliggevano il paese, ha creato il terreno fertile per la nascita, alla fine degli anni Novanta, del settore delle alte tecnologie. I fattori che hanno favorito la nascita e il boom del settore high-tech sono principalmente due: da un lato una fruttuosa collaborazione tra università, settore privato e Stato “finanziatore”, dall’altro l’esercito e un’industria militare che hanno favorito la ricerca, “fornito” imprenditori e committenze alle aziende del settore. Il boom economico favorito dal settore high tech a sua volta ha portato a elevati tassi di crescita del prodotto e del reddito pro-capite; è grazie a questo dinamismo che negli anni novanta Israele ha cessato di dipendere dagli aiuti economici degli Stati Uniti e dell’ebraismo diasporico. Alla buona performance economica ha contribuito una buona “governance” da parte delle autorità di politica economica: i Governi, il Parlamento, la Banca centrale hanno mostrato lungimiranza, senso di responsabilità e competenza. Accanto a questi importanti successi occorre per dovere di cronaca elencare anche le debolezze e i problemi non risolti. La principale vulnerabilità è rappresentata dall’elevata diseguaglianza sociale e dalle sacche di povertà che il boom economico ha lasciato dietro di sé: come noto importanti gruppi sociali come gli ultraortodossi e gli arabi israeliani sono svantaggiati, con elevata disoccupazione, reddito medio e livello di istruzione molto bassi; questo mette a repentaglio la coesione sociale e crea strozzature all’economia per mancanza di manodopera.

Aviram Levy, Pagine Ebraiche, maggio 2018