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Oltremare – Aperitivo

fubiniCi sono molti modi con cui misurare la civiltà di un popolo, e come mezza torinese e mezza veneziana uno dei miei metri è l’esistenza del concetto di aperitivo. Perché non si può sempre incontrarsi per tutto il tempo di una cena, o perché a volte è bello poter iniziare la cena con un anticipo congruo, o perché semplicemente ci si vuol sedere un attimo dopo la giornata di lavoro ma non avventarsi subito sul cibo. L’aperitivo è una cosa culturale insomma, a patto che non diventi apericena, un ibrido insulso e inutile, tanto vale andare direttamente a cena e fare un po’ meno scena. Ma in qualsiasi declinazione, l’aperitivo chiama alla chiacchiera amena e conviviale, una cosa che in Israele si è ancora incapaci di fare davanti a un prosecchino e a una scodella di patatine croccanti. Certo la nazione è giovane, e in 70 anni passati più o meno sempre a pensare alla sopravvivenza fisica o economica dello Stato si può anche capire perché gli israeliani divorano pranzi e cene a velocità supersoniche perfino nel fine settimana. È poi dopo il pasto che se hanno tempo possono star seduti anche ore. Se posso fare un augurio ad Israele in questo lunghissimo anno di celebrazioni dei suoi primi 70 anni è che trovi presto il gusto vagamente demodè dell’aperitivo, perché sarebbe una delle indicazioni del raggiungimento di una calma del vivere che ancora le manca.

Daniela Fubini, Tel Aviv