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I nuovi volti della Farnesina
e quelle posizioni su Israele

Sono 45 i nuovi viceministri e sottosegretari che vanno a completare la squadra del nuovo governo italiano, guidato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Sul fronte della diplomazia, l’attuale ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, sarà affiancato da quattro sottosegretari: i deputati Emanuela Claudia Del Re, Manlio Di Stefano, Guglielmo Picchi e il senatore Ricardo Antonio Merlo. Del Re, docente di Diplomazie multiple all’Università di Roma Tre e di Sociologia dei fenomeni politici del Medio Oriente all’università telematica Cusano, era stata indicata dal Movimento Cinque Stelle, nel corso della campagna elettorale, per guidare la Farnesina. Fa parte del consiglio redazionale della rivista Limes e in passato si è occupata anche di Israele: online si trova ad esempio un suo paper dedicato al movimento religioso musulmano Ahmadiyya e alla sua presenza a Haifa, citata come città esempio di convivenza tra culture e religioni. In quota Cinque Stelle è anche il sottosegretario Di Stefano, ingegnere informatico noto per aver espresso in passato posizioni controverse su Israele. Durante una conferenza stampa tenutasi nel luglio 2013 alla Camera ad esempio, Di Stefano aveva affermato in merito alla posizioni su Israele legate al Movimento Cinque Stelle: “Non credo che ci sia un problema di conflitto tra il M5S e nessuna comunità. Credo, anzi, che il problema israeliano possa ledere alla comunità ebraica. Noi non abbiamo nulla contro di loro ma la loro immagine a livello internazionale è compromessa da eventuali violazioni dei diritti umani. Loro sono anche parte lesa in questa storia”. A queste parole, aveva risposto Renzo Gattegna, allora presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, parlando di “vergognoso tentativo di dividere il destino del popolo ebraico da quello dello Stato di Israele. È una minaccia che tutti gli ebrei italiani e con essi tutti gli italiani che conoscono la storia e hanno a cuore gli ideali della libertà e della democrazia, devono respingere con sdegno”. In un’intervista che compare online, lo stesso Di Stefano – nel luglio 2014 – affermava: “Abbiamo formulato sette proposte, tra cui il blocco immediato di tutte le commesse di armi italiane nei confronti di Israele, lo stop immediato degli accordi commerciali con le aziende israeliane che operano nei territori occupati e l’obbligo per l’Ue di identificare l’origine di ogni prodotto importato dallo Stato israeliano con lo scopo di bloccare le merci fabbricate nei territori confiscati illegalmente”. In un articolo del giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni, in cui si ricostruiscono le posizioni di alcuni elementi del Movimento Cinque Stelle su Israele e sionismo, si cita una risposta di Di Stefano in merito alla domanda “lei considera Hamas un’organizzazione terroristica o no?”. Per il nuovo sottosegretario si trattava di “una questione secondaria, in questo contesto. I militanti di Hamas dicono: preferiamo morire lottando che continuare a vivere in una gabbia. Per definirli come terroristi o meno dovremmo vederli in una situazione di libertà. Cosa che in questo momento non hanno”. Rimanendo in tema terrorismo, nel luglio del 2016, in un post su Facebook Di Stefano scriveva: “Il terrorismo islamico non esiste. Spegnete la TV e la radio, chiudete i siti web della stampa detta “main stream” e prendetevi qualche minuto per svuotare la testa dalle immagini viste in questi ultimi anni e soprattutto delle parole sentite. ….. Il dato di fatto incontrovertibile degli attentati di [Dacca – dove sette terroristi islamisti uccisero 24 persone, tra cui nove italiani – ndr] è che non possono essere di matrice islamica anzi, ancora di più, non esiste un Islam terrorista”.

Daniel Reichel