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NARRATIVA La sfida dell’età adulta nella New York ebraica

jamiJami Attenberg / DA GRANDE / Giuntina

La protagonista di “Da grande”, ultimo romanzo, edito in Italia da Giuntina, della scrittrice americana Jami Attenberg, è una giovane donna ebrea, perennemente single e perennemente insoddisfatta, che beve, fa uso di stupefacenti e passa da un uomo all’altro con estrema facilità.

Andrea Bern, la suddetta protagonista, così si autodefinisce parlando con il suo analista: “sono una donna, una designer, un’amica; sono tecnicamente ebrea, sono una figlia, una sorella, e vivo a New York”. Ma quello che pensa davvero dentro di sé è: “sono sola, sono un’ex artista, una bevitrice, un’urlatrice a letto, il capitano di una nave che affonda”. Andrea è una donna in crisi, è pensa che ci vuole un gran coraggio per vivere “quando tutti intorno a te sembrano avere chiaro cosa significhi essere adulto, quando amici e parenti si sposano e mettono al mondo dei bambini e tu continui a lottare con l’esistenza, a voler vivere secondo le tue regole e sei pronta a qualsiasi espediente pur di trovare un po’ di pace per il presente e un po’ di riparo dal passato”.

Jami Attenberg è una delle scrittrici statunitensi di maggior successo della nuova generazione. Nata nel 1971, originaria di una cittadina dell’Illinois, giornalista e collaboratrice di testate come il New York Times e il Wall Street Journal, ha pubblicato diversi romanzi che hanno riscosso notevoli consensi di critica e pubblico.

Gli ultimi sono “I Middlestein”, che ha raccontato una coppia che va a rotoli perché Edie, madre di famiglia perfetta, mangia fino all’autodistruzione, e “Santa Mazie”, ispirato alla vera storia di Mazie Phillips, benefattrice generosa di senza tetto e sbandati.

Ora arriva “Da grande”, che mette in scena, come in un monologo su un palcoscenico off Broadway, la mente e le avventure di una donna contemporanea, che fatica a “diventare grande”, e che, nel suo anticonformismo e nella sua volontà di libertà e di autoaffermazione, ricorda un po’ Bridget Jones e un po’ i personaggi femminili di un’altra importante voce della narrativa americana, Erica Jong. Un libro agrodolce, che coniuga una certa leggerezza con la capacità di riflettere sul senso della vita, e in particolare della vita delle donne nella società contemporanea.

Marco Di Porto