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Siria, caschi bianchi in salvo
grazie all’intervento d’Israele

rassegnaAmpio spazio sui quotidiani italiani all’operazione portata avanti da Israele tra sabato e domenica per portare in salvo centinaia di caschi bianchi siriani. “Si tratta di persone che hanno salvato vite umane e che si trovavano in pericolo di morte”, ha spiegato il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parlando della missione che ha condotto 422 persone (98 caschi bianchi e le loro famiglie) al sicuro, dal sud della Siria alla Giordania passando dalle alture del Golan. In Giordania resteranno tre mesi e da lì saranno trasferiti in Canada, Gran Bretagna, e Germania, paesi che – assieme agli Stati Uniti – hanno chiesto l’aiuto israeliano per salvare la vita dei caschi bianchi. I generali di Tsahal, scrive il Corriere, definiscono la missione “unica perché queste persone erano in pericolo: resta la nostra politica di non intervento nel conflitto siriano”. “Della guerra che va avanti da sette anni e mezzo (i morti sono più di 500 mila, le Nazioni Unite hanno smesso di contarli) i Caschi Bianchi sono diventati uno dei simboli.- ricorda ancora il Corriere – Le Forze di difesa civili sono nate nel 2013 nelle aree controllate dai ribelli: hanno organizzato le missioni di soccorso nelle città sotto assedio e sono stati loro a testimoniare quello che stava succedendo”. Dopo l’operazione di salvataggio, afferma La Stampa, Israele avrebbe poi condotto un raid aereo in Siria “contro il centro di ricerche militari a Masyaf nella provincia di Hama, sospettato dai servizi occidentali di produrre armi chimiche”.

Italia paese diviso sui migranti. Gli italiani si pronunciano contro rifugiati e stranieri soprattutto perché vedono il Paese come debole. Sono le conclusioni di un’inchiesta fatta di sondaggi e indagini su gruppi selezionati che More in Common, una rete internazionale attiva sui problemi della convivenza, ha svolto in Italia con Ipsos e raccontata oggi sulle colonne del Corriere da Federico Fubini. “La stragrande maggioranza indica nella disoccupazione, non nell’immigrazione, il problema nazionale. – spiega Fubini – Eppure le paure identitarie sono più radicate di quanto i partiti moderati non abbiano mai compreso: metà della popolazione interrogata riferisce di essersi sentita, a volte, straniera nel proprio Paese e il 59% teme che l’identità nazionale stia scomparendo”. Per questo non stupisce il dato secondo cui il 59% valuti come “globalmente negativo” l’impatto dell’immigrazione anche se non risulta una giudizio complessivamente negativo su quest’ultima: il 48% dell’opinione pubblica non è pregiudizialmente né a favore né contro l’immigrazione, il 72% sostiene il diritto di asilo, e il 61% teme l’aumento del razzismo.

Contro la politica della paura, a Monaco in migliaia in piazza. Oltre 25mila persone in corteo a Monaco contro la rincorsa a destra e la stretta anti-migranti della Csu di Horst Seehofer, il “partito fratello” della Cdu della cancelliera Merkel. Lo slogan della giornata: “Basta con la politica della paura”. “Sono qui perché non voglio che la Germania si trasformi in una sorta di grande Ungheria di Orban”, racconta l’attivista per i diritti umani e organizzatore della manifestazione Thomas Lechner a La Stampa, che fotografa i volti del corteo: “tra i manifestanti molti giovani, tante famiglie, ma anche anziani ed ex sostenitori della Csu delusi dalla svolta populista imboccata dal ministro e leader del partito bavarese Seehofer”.

Germania, sport, polemiche e seconde generazioni. Mentre in Baviera si manifesta per i migranti, lo sport – e non solo – tedesco è scosso dalla scelta di uno dei simboli della nazionale e del suo essere specchio di una società multiculturale: Mesut Özil, di origine turca, ha infatti annunciato di non voler vestire più la maglia della Germania. Bersaglio polemico da mesi dopo una foto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, attaccato ancora più duramente dopo l’eliminazione della Germania ai mondiali di Russia, Özil ha prima difeso la citata foto – “Non incontrarlo avrebbe significato non rispettare le mie radici, indipendentemente da chi è presidente” – e poi attaccato soprattuto i media, denunciandone l’ipocrisia: “Sono tedesco quando vinciamo e un immigrato quando perdiamo” (Repubblica). “Se uno pensa davvero che Ozil abbia avuto quel trattamento e sia stato coperto di insulti in nome della difesa della democrazia liberale e dell’astio per Erdogan, – sottolinea il vicedirettore del Post Francesco Costa – forse dovrebbe mettere il naso fuori di casa. L’Europa del 2018 è un posticino”.

Le razze non esistono. Torna in libreria il saggio del genetista Guido Barbujani L’invenzione delle razze (Bompiani), che già dodici anni spiegava al grande pubblico perché le razze umane, scientificamente parlando non esistono. Ma esistono i razzisti. “Razza – spiega Barbujani in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno – è una parola uscita dal vocabolario dei genetisti, perché rappresenta la lente deformante attraverso cui generazioni di scienziati hanno cercato, fallendo, di descrivere le differenze fra esseri umani. Da quando la si è abbandonata e ci si è concentrati sulle differenze fra individui, abbiamo capito un sacco di cose”. Alla domanda se esista invece ancora il razzismo in Italia, Barbujani sottolinea: “Esiste, esiste; ma meglio precisare il significato delle parole. Razziale significa che uno pensa che esistano nell’uomo razze differenti; razzista, che pensa che alcune di queste razze siano meglio delle altre. Quando il ministro Matteo Salvini propone di censire i rom, il suo è un atteggiamento razziale, vuole classificare i cittadini in razze diverse. Quando dice che ‘i rom italiani, purtroppo, dovremo tenerceli’, il suo atteggiamento diventa razzista, anzi, il paradigma perfetto del razzismo. Quindi sì, c’è anche altro; ma il razzismo, in Italia e altrove, esiste ed è diffuso anche ai livelli in cui si prendono decisioni politiche di rilievo”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked