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“Un giardino per raccontarci”

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“Un piccolo sogno finalmente realizzato. Un luogo segreto nel cuore del ghetto per scoprire, godendone con calma la pace, i colori e profumi”.
Il sogno di cui parla Gaia Ravà, Consigliera della Comunità ebraica veneziana, è il “Giardino segreto” inaugurato ieri sul retro della Scola Spagnola. Oltre 450 tra piante, alberi ed essenze citate nella Bibbia che hanno trovato collocazione in 110 metri quadrati grazie a un ingegnoso lavoro di valorizzazione di spazi per lungo tempo non utilizzati. In posizione dominante una Sukkah, la capanna della festa autunnale di Sukkot. E tutto intorno una vasta gamma di esemplari: olivo, fico, palma, melograno, mandorlo e molto altra ancora. Persino uno spazio didattico pensato per le scuole e una fontana che, nella simbologia, ricorda il Giordano e i suoi affluenti. Un piccolo gioiello, svelato con orgoglio dalla stessa Ravà (che inizialmente l’aveva ideato per l’Expo milanese, ma che con determinazione non ha smesso di perseguire l’obiettivo negli anni successivi).
Il presidente della Comunità ebraica veneziana, Paolo Gnignati, ha parlato ieri sera di “lavoro lungo” e di “impegno intelligente”. Il segno di una Comunità attiva “nel ricordo della sua storia” e impegnata in un dialogo vivo “con tutta la città”. Sandra Levis, Consigliera UCEI, ha portato i saluti della presidente dell’Unione Noemi Di Segni. “Grazie di cuore – il suo messaggio – per l’esempio che ci donate, trasformando ogni giorno di più un quartiere che per secoli ha rappresentato l’archetipo di ogni costrizione e vessazione in un luogo di incontro, scambio, alta cultura”.
Enrico Shoet, tra i donatori che hanno contribuito alla realizzazione del giardino, ha auspicato “una lunga durata” per questo nuovo spazio. Mentre Lorenzo Simoni, il progettista, ha illustrato le principali sfide affrontate nel percorso. Diverse, ha affermato, le criticità incontrate: lo stato malmesso dell’area prima dell’intervento, lo spazio ristretto su cui impiantare una così significativa gamma di specie. Rav Scialom Bahbout, il rabbino capo, ha poi approfondito lo speciale legame tra ebraismo e natura attraverso alcuni esempi rabbinici. “L’attenzione, la responsabilità di cui siamo investiti – ha spiegato – riguarda anche un singolo filo d’erba”. A concludere, prima della visita al giardino e di un brindisi celebrativo, alcune indicazioni di Michela Zanon, responsabile locale di CoopCulture, sulle iniziative in cui il luogo sarà protagonista e aperto alla città. Primo appuntamento il prossimo 2 settembre.

(27 luglio 2018)