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…antisemitismo

L’aberrante lettera neonazista di minacce ed insulti inviata all’Associazione Culturale “Arte in Memoria”, di cui Adachiara Zevi è Presidente, ha suscitato un appello che ha raccolto finora oltre cinquecento firme, nomi noti e nomi ignoti, ebrei e non ebrei, tante persone desiderose di esprimere la loro solidarietà e di dar voce alla loro preoccupazione. Un’adesione ampia, segno anche del bisogno di trovare sponde alla propria indignazione nel vuoto politico che ci circonda. La lettera di minacce, che invocava i campi di sterminio, era direttamente antisemita, un elemento da sottolineare non perché riteniamo che un attacco agli ebrei sia più grave di un’aggressione agli immigrati, una dichiarazione razzista contro i rom, una scarica di pallini sparata da un balcone contro un essere umano di pelle nera invece che bianca. Ma perché significava che, dopo il razzismo, dopo la rivendicazione dell’odio, dopo gli insulti alla memoria, anche l’antisemitismo veniva ora a trovare la sua parte nel quadro. Non più seppellito, rimosso, nascosto, ma aperto, come aperte sono diventare negli ultimi anni le dichiarazioni di razzismo, l’odio contro chi non ha la pelle bianca. Chi ha inviato quella lettera lo ha fatto oggi in modo diverso dalle tante altre simili minacce inviate ad ebrei ed associazioni ebraiche in passato. Perché oggi le persone come loro sanno di poter parlare apertamente, di vivere in un clima che consente loro di esprimere il loro antisemitismo perfino invocando i campi di sterminio. Fino a ieri, l’antisemitismo si affermava negando l’esistenza dei campi. Da oggi, può farlo rivendicandola. Un grave salto di qualità!

Anna Foa, storica