La Directora: Qui chiediamo il massimo

Nonostante abbia detto di avere davvero pochissimo tempo, scusandosi perché “sono settimane infernali, ho mille cose da organizzare, carte da sistemare, programmazione da far partire, non riesco a fare di meglio, mi spiace” la voce della Directora del Centro Ibn Gabirol Colegio Estrella Toledano è squillante, allegra, piena di energia, lontanissima da quel che ci si aspetterebbe alla fine dell’anno scolastico. E alla fine ha trovato abbastanza spazio per trasmettere quella passione per il suo lavoro che è indubitabilmente uno degli ingredienti principali del suo successo. Dirige da dodici anni la prestigiosa scuola madrilena che, riconosciuta tra le migliori del paese, è il punti di riferimento per poco meno di 500 giovani della comunità ebraica di Madrid, e che ha ora un giovane rabbino italiano rav Pierpaolo Pinhas Punturello a coordinare gli studi ebraici.

Come mai ha voluto un rabbino italiano?
A dire il vero sono cinque, forse sei anni che cerco di portarlo qui da noi a Madrid, ho avuto successo solo al terzo tentativo. Ma sono assolutamente convinta sia la persona giusta per noi. Ne ero già sicura la prima volta…

Schermata 2018-08-01 alle 12.45.07Come è andata?
L’ho conosciuto tramite il rabbino capo della comunità di Lisbona, e avevo avuto subito l’impressione potesse essere adatto a ricoprire il ruolo di direttore degli studi ebraici, che fosse esattamente quello che cercavo, ma si era trasferito da poco in Israele, e comprensibilmente voleva portare avanti il progetto cui aveva iniziato a lavorare da poco, e vivere quell’esperienza sino in fondo.
La seconda volta mi pare ci sia sia incontrati a un seminario della World Zionist Organisation, ma ancora non era il momento giusto. Ci siamo tenuti in contatto, ci siamo sentiti via skype, e mi sono convinta che sia molto vicino alla filosofia della nostra scuola: un rabbino molto preparato, di grande cultura, aperto al mondo e con una preparazione universitaria di valore.

Quindi…
Quindi ci ho riprovato, e questa volta evidentemente era il momento giusto anche per rav Punturello. Così da settembre i rapporti si sono infittiti, è venuto a trovarci, ha passato qualche giorno con noi, poi è tornato con tutta la sua famiglia, abbiamo organizzato un primo seminario… e direi che si è trovato bene anche lui.

Schermata 2018-08-01 alle 12.44.39La vostra scuola ha un’ottima fama, non solo in ambito ebraico.
Sì, per noi è importantissimo. E non dimentichiamo che se il livello della scuola non è altissimo, comunque, per le famiglie della comunità ebraica sei completamente fuorigioco. La qualità accademica, al di là di tutto, è una nostra priorità assoluta, cerchiamo di migliorare sempre, di offrire il meglio. E il nostro obiettivo è che ogni studente arrivi là dove desidera arrivare.
Agli esami, che sono esterni, i nostri allievi hanno sempre ottimi risultati ed è importante per noi anche perché ovviamente non facciamo una selezione all’ingresso, ma ci dedichiamo a ogni singolo allievo, che accompagniamo per tutto il percorso con una attenzione che a volte i genitori giudicano davvero eccessiva.

Il rapporto con le famiglie quindi è molto stretto.
Potrebbe essere altrimenti? Devo ammetterlo, sentirsi dire in continuazione che il proprio figlio o la propria figlia potrebbero fare meglio, che devono dare di più, impegnarsi a fondo può essere pesante. A volte se ne lamentano, vorrebbero che ci accontentassimo, soprattutto se i ragazzi hanno già buoni risultati, ma noi vogliamo davvero che diano il massimo, non solo dal punto di vista scolastico.

La scuola, poi, è bilingue, non deve essere facile.
In verità penso si possa dire che è trilingue: tutte le lezioni sono sia in spagnolo che in inglese, ma anche l’ebraico compare in continuazione, non solo per le materie ebraiche. È stato difficile ma abbiamo avviato una piccola rivoluzione: per le lezioni in ebraico sono divisi per livello di conoscenza, non secondo l’età. Abbiamo visto che funziona molto bene, permette di imparare più rapidamente e poi c’è uno stimolo ulteriore: se a qualcuno scoccia di essere con i più piccoli la risposta è semplice, che studi di più e meglio, noi appena migliorano siamo pronti a spostare gli allievi da un gruppo all’altro.
E poi non c’è solo questo: organizziamo attività anche molto diverse tra di loro, dagli incontri con personalità che possono avere interesse per i ragazzi e con testimoni della Shoah, laboratori di robotica, seminari… l’offerta è davvero molto ampia. Abbiamo introdotto da qualche anno la scuola superiore, e fatto un accordo con la ORT, oltre a poter offrire il baccalaureato internazionale. Cerchiamo il più possibile di stringere accordi con le istituzioni.

Schermata 2018-08-01 alle 12.39.51Cosa si aspetta dal nuovo coordinatore degli studi ebraici?
È una delle nostre sfide più importanti, e anche una delle più complesse. Innanzitutto va detto che la nostra scuola è aperta anche ai non ebrei, che la scelgono sia per la qualità accademica che per il multilinguismo. Sono pochi, ma ci sono, e devono sentirsi accolti esattamente come tutti gli altri nostri allievi. E già per questo servono visione e apertura mentale. Ma rav Punturello è prezioso anche perché mi pare ci si sia intesi molto bene sulla cosa fondamentale: le materie ebraiche devono avere “appeal”, devono essere interessanti. Voglio che i ragazzi siano contenti quando hanno le ore di ebraismo, che si possano anche divertire. Il rav ha una grande capacità di ascoltare. Con lui abbiamo sperimentato una cosa nuova, che mi pare abbia avuto molto successo: per gli allievi più grandi organizziamo dei seminari di uno, due o anche tre giorni. Si va via insieme, anche col rav, e si approfondisce un argomento, uno solo. Cambia tutto così: i ragazzi sono concentrati, si appassionano, scavano a fondo, vogliono capire. Cosa potrei chiedere di più?

Ada Treves, Pagine Ebraiche Agosto 2018