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“L’Università Ebraica, l’eccellenza
è davvero messa al centro”

Schermata 2018-08-10 alle 13.14.49Si illumina, Manuela Consonni, docente dell’Università Ebraica di Gerusalemme e direttrice del Centro Internazionale Vidal Sassoon per lo Studio dell’Antisemitismo presso la stessa università, quando racconta dell’istituzione in cui, come dichiara convinta “è cresciuta”, e pur sottolineando più volte che non vuole assolutamente fare discorsi apologetici è evidente come si tratti di un rapporto positivo e ricco. “Sono arrivata a Gerusalemme giovanissima, nel 1989, per studiare alla Rothberg International School, che accoglie gli studenti ‘d’oltremare’, ed è stata per me un’esperienza importantissima, anche per motivi personali: poco dopo l’arrivo ho avuto dei seri problemi di salute, e tutto lo staff, a partire dal professor Immanuel Etkes allora rettore della Rothberg, esperto di chassidut del Baal Shem Tov mi ha mostrato grande solidarietà e affetto e mi hanno accompagnata e sostenuta in un periodo difficile”. Arrivata con una borsa di studio legata all’ambasciata israeliana e al ministero degli Affari Esteri, Consonni ha poi visto subito riconosciuto il valore del suo percorso di studio e ricerca dal dottorato, ottenuto summa cum laude con il professor Sergio Della Pergola, ai suoi PostDoc, il Max Planck alla Freie Universität di Berlino, quello presso la School of Theory and Criticism alla Cornell Univesity e il terzo alla Scholion, il centro interdisciplinare in Jewish Studies alla stessa Università Ebraica, che nonostante le numerose offerte ricevute non ha mai voluto lasciare. Non ha dubbi: “Dal punto di vista dell’esperienza accademica non ci sono confronti possibili, è il milieu migliore che si possa trovare. Anche dal punto di vista umano… ovviamente conta il fatto che io venga trattata molto
bene, e sentirmi stimata è importante, ma si tratta davvero di un centro di eccellenza. Sia nel mio specifico campo di studi, che negli altri ambiti”. Professore associato presso il Dipartimento di Storia ebraica contemporanea e alla Scuola di storia, oltre che Direttore del Dipartimento di Studi romanzi e latinoamericani, è da qualche anno anche a capo del Centro studi sull’antisemitismo con l’obiettivo dichiarato di riportare lo studio di tale materia all’interno dell’Università Ebraica. “Il Vidal Sassoon racconta è stato il primo centro internazionale dedicato allo studio dell’antisemitismo, ed è stato voluto e fondato da Yehuda Bauer, massimo storico della Shoah e presidente onorario della International Holocaust Remembrance Alliance”. Finanziato dal “re dei coiffeur, reso famoso grazie allo stile semplice ed elegante delle famosissime che si affidavano alle sue forbici da Mary Quant a Mie Farrow a Helen Mirren”, filantropo che ha dedicato tutta la sua vita a cercare di sradicare l’antisemitismo dalla società, il Centro Internazionale Vidal Sassoon per lo Studio dell’Antisemitismo, noto come SICSA, ha aperto nel 1982, due anni prima della morte del suo mecenate. Dopo il primo direttore, Yehuda Bauer, figura chiave nella creazione e nello sviluppo degli studi sulla Shoah e ancora membro del comitato accademico del Centro, la SICSA è stata diretta da Robert Wistrich, autore prolifico che ha dato forma all’attuale comprensione dell’antisemitismo, che l’ha guidata dal 2002 al 2015. Sotto la sua direzione, il Centro si è molto occupato del fenomeno dell’antisemitismo politico di sinistra e della delegittimazione di Israele e del sionismo. E dopo di lui la direzione è passata a Manuela Consonni, esperta del post-Shoah da un punto di vista politico, intellettuale, sociale e letterario, in particolare sui temi di identità, pregiudizio e “alterità” degli ebrei in Europa.
“Considero un grande privilegio essere parte del corpo docente dell’Università Ebraica, è una enorme ricchezza, un patrimonio vero per Israele, l’istituzione di Buber, di Scholem, in cui il centro della matematica è stato fondato da Einstein… non è strano che io non abbia mai voluto cambiare ‘casa’. Mi hanno cercata altre istituzioni, negli anni, ma qui per me le soddisfazioni sono enormi, ed è davvero un posto dove è gratificante lavorare, studiare, e fare ricerca”. Considerata un vero “avamposto” di democrazia e apertura, l’Università Ebraica di Gerusalemme, continua Consonni, è un luogo dove l’eccellenza non è solo accademica, ma anche umana: il lavoro di qualità viene premiato, e i rapporti interpersonali sono ricchi e positivi e nonostante siano ovviamente presenti le problematiche tipiche di tutti gli ambiti accademici c’è grande solidarietà.
“Non bisogna poi dimenticare gli studenti, che sono meravigliosi. C’è anche fra loro un grande senso di orgoglio, e di appartenenza. Pluralismo e democrazia sono presenti a tutti i livelli, ed è importantissimo ricordarlo, soprattutto di questi tempi. Non dimentichiamo che nonostante si chiami ‘università ebraica’ essere ebrei non è affatto caratteristica necessaria, neppure per eccellere: abbiamo direttori di dipartimento anche di nomina recente che sono arabi israeliani, e sono cose di cui andiamo fieri. Il reclutamento, qui, è preso sul serio: contano il rigore negli studi, la serietà e il valore delle persone. Non altro”.

Ada Treves, Pagine Ebraiche Agosto 2018