Genova
La notte scorsa ho sognato Genova. Era una notte di mezza luna, e dai carruggi chiari filtrava nel buio la voce di Aretha Franklin che cantava think. Il blues risuonava da un muro all’altro, come se tante Aretha si rincorressero attraverso i cori intonati da tutte le donne che inneggiano alla libertà, e che nel 1980 intimavano a Matt ‘Guitar’ Murphy e Lou ‘Blue’ Marini, sobillati da ‘Joliet’ Jake ed Elwood, di pensare alle conseguenza delle loro azioni nel caso se ne fossero andati per rimettere insieme la vecchia band lasciando Aretha sola.
Aretha in grembiule rosa e ciabatte, che prende per ordinazione da ‘due tizi vestiti da impresari delle pompe funebri’ del pane bianco tostato liscio con niente sopra e quattro polli fritti con una coca. Come non solidarizzare con loro, piuttosto che con la burbera signora Murphy la quale pensa solo al suo uomo e al suo ristorante? In fondo, loro sono in missione per conto di Dio.
Genova che era già stata violata nel G8 del 2001. La Genova di Via del Campo, dei pescivendoli di Creuza de mä, del paesino di Sant’Ilario all’arrivo di Bocca di Rosa, quella Genova dei quattro amici al bar, avrebbe meritato altro dai selfie di stato.
‘You better think’.
Sara Valentina Di Palma
(23 agosto 2018)