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Leggi razziste, il ricordo
e le scuse dell’Università

rassegnaL’Italia oggi ricorda, a 80 anni di distanza, la promulgazione delle infami Leggi razziste volute dal fascismo contro gli ebrei e firmate dal re Vittorio Emanuele III nella tenuta toscana di San Rossore il 5 settembre del 1938. Proprio a San Rossore e a Pisa in queste ore una delle pagine più buie della storia italiana sarà ricordata con diverse iniziative, tra cui la deposizione di corone di alloro al cimitero monumentale ebraico di Pisa e alle Cascine vecchie della tenuta di San Rossore, davanti alla lapide che ricorda la firma delle Leggi del ’38 e la persecuzione degli ebrei. Saranno poi presentate, assieme all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, le attività e conferenze che apriranno le riflessioni sull’anniversario, tra cui il 20 settembre alla Sapienza di Pisa la “Cerimonia delle scuse”, promossa da Università di Pisa assieme a Scuola Sant’Anna, Scuola Normale e l’Imt di Lucca. “Oggi dobbiamo dirlo con franchezza e spirito autocritico: l’accademia fu corresponsabile e pertanto deve chiedere scusa. – scrive il rettore dell’Università di Pisa Luigi Dei sul Corriere Fiorentino – L’università in ogni epoca non può non avere il coraggio di schierarsi a testa alta e con schiena dritta allorché vengano compiuti atti nefandi quali quello di ottanta anni fa”.

Venezia, il cinema e le Leggi del 1938
. Alla Mostra del Cinema in corso a Venezia il tema delle Leggi razziste è emerso grazie al documentario girato da Giorgio Treves, “Diversi, 1938” e presentato dal regista assieme a una delle voci protagoniste del lungometraggio, la senatrice a vita e Testimone della Shoah Liliana Segre: “Portare qui il film significa molto perché oggi noto il risorgere di sentimenti osceni che erano stati tenuti segreti. – spiega la senatrice Segre (Corriere della Sera) – II razzismo e l’antisemitismo non sono mai sopiti, solo che si preferiva nella ritrovata democrazia non esprimerlo. Oggi il razzismo riemerge così come l’indifferenza generale che rese possibili quei crimini. Allora i senza nome eravamo noi ebrei, i senza diritti a cui veniva tatuato un numero sul braccio. Percepisco la stessa indifferenza per i migranti che muoiono nel mare d’indifferenza mentre il Mediterraneo si chiude sopra di loro”.

Siria, il braccio di ferro tra Putin e Trump. Sfidando il monito del presidente Usa Donald Trump a non attaccare, la Russia e le forze governative siriane hanno ripreso i raid contro i ribelli nella regione di Idlib. “La strategia sembra quella già usata in altre operazioni simili, cominciate con l’assedio, proseguite con i bombardamenti su strutture civili per rendere impossibile la vita agli abitanti, e concluse con l’offensiva di terra”, scrive la Stampa che aggiunge come nelle stesse ora Israele abbia ammesso di aver condotto circa 200 raid contro il movimento terroristico Hezbollah in territorio siriano. “Da una parte ci sono l’aviazione russa e le forze di terra siriane e iraniane, che preparano l’assalto finale; dall’altra la Turchia che difende i suoi alleati, e lo Stato ebraico che cerca di contenere Hezbollah”, spiega il quotidiano torinese. In mezzo gli Stati Uniti di Trump che sembrano voler “spingere russi, iraniani e turchi, che hanno un appuntamento venerdì a Teheran, a trovare un’intesa per separare i civili dai terroristi, e chiudere la partita di Idlib con una resa che eviti il bagno di sangue”.

Il Labour e la definizione di antisemitismo. Il partito laburista britannico cerca di mettersi alle spalle le polemiche estive, adottando la definizione di antisemitismo dell’Ihra ma accompagnandola con una superflua “postilla in cui si fa salva la libertà di parola, ossia il diritto di critica a Israele”. “Era stata proprio la mancata adozione, all’inizio dell’estate, della definizione completa di antisemitismo a scatenare la controversia: – ricostruisce il Corriere – la ritrosia dei laburisti era motivata con la volontà di non mettere la sordina a legittime critiche allo stato ebraico, ma molti vi hanno visto il risorgere di una latente ostilità agli ebrei”.

Città resilienti. La Stampa racconta dell’incontro di un gruppo internazionale di Chief resilience officer (leader della “resilienza urbana”) a Tel Aviv, per il raduno del Milan Urban Food Policy Pact e del Tel Aviv Cities Summit, evento in cui si esplorano idee e piattaforme con cui affrontare le sfide cruciali delle città del XXI secolo. “La resilienza è l’integrazione di hardware e software di una città – dice Piero Pelizzaro, a Tel Aviv in rappresentanza di Milano -. Creare aree verdi con la forestazione urbana, una delle priorità di Milano, è l’occasione per inserirvi il processo di produzione alimentare attraverso gli alberi da frutto. Verde, urbanistica e cibo si collegano a un altro tema, quello delle periferie, dove il cosiddetto ‘urban farming’ diventa una soluzione di sostegno al reddito e allo stesso tempo di inclusione sociale”.

Chagall a Mantova. Da oggi al 3 febbraio, al Palazzo della Ragione di Mantova, in concomitanza con il Festivaletteratura, saranno esposte oltre 130 opere di Marc Chagall, a cui è dedicata la mostra “Come nella pittura così nella poesia” (Avvenire Milano).

La Toscana e il tributo a Vera Vigevani Jarach. “La Toscana conferisca il Gonfalone d’argento a Vera Vigevani Jarach, militante della memoria, una vita fra Auschwitz e i voli della morte della dittatura argentina”. A chiederlo, con una lettera al presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, è Tommaso Fattori di Si Toscana (Corriere fiorentino).

Saluti romani. Polemiche a Sassari per l’omaggio fascista al funerale di Gianpiero Todini, docente di Diritto Italiano ed ex missino: in un video si vedono e si sentono una trentina di “camerati” schierati dare l’ultimo saluto al professore, alzando il braccio destro e rispondendo con il grido “Presente” al richiamo “Camerata Giampiero Todini”. II sindaco di Sassari e il presidente della Regione hanno commentato l’accaduto, riporta il Corriere, affermando che: “La Sardegna non merita questo spettacolo offerto da chi è condannato dalla Storia ed è fuorilegge per la Costituzione”.

Svezia, l’avanzata dell’ultradestra. Da formazione neonazista a partito sovranista anti-migranti, la nuova faccia del partito di estrema destra Democratici svedesi attira consensi ed è un esempio del pericolo xenofobo e reazionario che sta mettendo in pericolo la tenuta dell’Europa. Il partito rischia infatti di diventare la seconda forza del parlamento svedese alle prossime elezioni nel paese scandinavo. “Quando pensiamo alla Svezia la associamo alla socialdemocrazia – dice il politologo Patrik Öhberg a La Stampa -. Ma sembra che questa epoca stia per finire, siamo diventati un Paese come qualsiasi altro, e il bastione della socialdemocrazia sta per diventare un cumulo di macerie”. Il Foglio parla di utopia in crisi, denunciando l’aumento di reati violenti e il problema della mancata integrazione dei migranti.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked