Oltremare – Tessera

fubiniUna delle manifestazioni del capitalismo compiuto in Israele, quel sistema cui non è possibile sottrarsi neanche scappando in India a meditare a ogni occasione, è la domanda alla cassa “hai la tessera?” Si può essere ovunque: dal check-in all’aeroporto a ogni catena di supermercati, alla boutique in centro, in libreria, dall’estetista, nel bar più o meno fornito di un caffè come si deve, nel negozio di oggetti per la casa o in quello di abbigliamento; avere la tessera fedeltà costituisce una prova di esistenza in vita e assicura l’accesso a offerte speciali e trattamento di favore, oltre che a sconti personalizzati o perfino regali nel giorno del compleanno. E qui si aprono due diverse esperienze. Da una parte la pulsione dell’israeliano sabre, nato qui e quindi figlio di almeno una generazione di ritagliatori di buoni sconto, cosa che negli anni ’50 e ’60 era sport nazionale e regola di vita – nessuno si sognava di andare a comprare qualcosa a prezzo pieno se esisteva su qualche giornale o pubblicità arrivata nella buca delle lettere un rettangolo con lo sconto da ritagliare lungo il perimetro preforato. In anni ben lontani dal boom economico, la cosa non era dettata da avarizia quanto da un sano spirito di sopravvivenza. Quei tagliandi si sono trasformati in tessere magnetiche o numeri da recitare a memoria alla cassa, sono diventati parte del dna israeliano e non ci hanno più abbandonati. La seconda esperienza è quella del nuovo immigrato, che non è nato in Israele e per ambientarsi attiva tutta una serie di meccanismi di identificazione a partire dall’imparare una lingua ostica e ipergrammatizzata, e quando si tratta di rispondere alla domanda “hai la tessera” la risposta deve essere sempre e assolutamente si. Si, ho la tessera, si, la promozione vale anche per me, si, faccio parte della società consumistica che mi fa credere di essere speciale mentre la tessera ce l’hanno davvero tutti, ma va bene così. L’importante è il fiero senso di appartenenza con cui tiriamo fuori la carta di credito e paghiamo.

Daniela Fubini