Pitigliano ebraica, a tavola
con un grande chef

Schermata 2018-10-22 alle 11.58.43L’ultima “bubbe” (nonna in yiddish) di Pitigliano e uno chef di fama internazionale. Sono questi gli ingredienti che hanno acceso i riflettori sulla cittadina toscana soprannominata “la piccola Gerusalemme”. La vicenda, già raccontata dal numero di Pagine Ebraiche di ottobre vede come protagonista Jamie Oliver ed Elena Servi, storica animatrice di iniziative legate alle vicende della Pitigliano ebraica, che nell’ambito dell’ultimo progetto della star dei fornelli “L’Italia a tavola” ha proposto una delle sue ricette, il carciofo ripieno, e l’affascinante storia della comunità ebraica di Pitigliano. A interessarsi dell’incontro anche i media internazionali, tra cui The Nosher, sito specializzato in sapori ebraici il cui articolo è ripreso nella rubrica Italics dell’odierna uscita di Pagine Ebraiche International Edition.

Un’altra vicenda che ha suscitato l’interesse della stampa internazionale è quella della Medaglia d’Oro assegnata dal Parlamento italiano alla Brigata ebraica. A un paio di settimane dalla cerimonia di conferimento che si è svolta in Israele, con la partecipazione di reduci che nelle sue file combatterono i nazifascisti, contribuendo alla Liberazione della Penisola, un tributo è stato reso anche ai suoi caduti nel cimitero di Piangipane vicino a Ravenna.

Si conclude poi questa settimana, il viaggio nella storia delle comunità ebraiche d’Italia realizzato attraverso la collaborazione tra la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e gli allievi del corso “Jewish-Italy: Two Thousand Years of Culture and History” (Italia ebraica: duemila anni di cultura e storia) del professor Daniel Leisawitz, direttore del dipartimento di Studi italiani del Muhlenberg College (Allentown, Pennsylvania, USA): l’ultima puntata degli articoli realizzati dagli studenti è dedicata a Padova, e ricorda tra l’altro il suo glorioso Collegio rabbinico, che formò tanti e importanti Maestri italiani.

Nella sezione Bechol Lashon, in lingua francese, David Bidussa offre un pensiero ispirato alle Lettere persiane di Montesquieu: ogni tanto conviene “vedere la propria nazione, la propria cultura, la propria ideologia con gli occhi dell’altro; giudicare i propri costumi come se fossero costumi estranei” (la traduzione è realizzata da Beatrice Bandini, studentessa della Scuola traduttori e interpreti di Trieste che sta svolgendo il proprio tirocinio nella redazione giornalistica UCEI. Infine, in pilpul, Daniela Fubini, torinese trapiantata in Israele, parla dell’esperienza di rumori, lingue e (mancati) silenzi nei suoi quotidiani viaggi da pendolare. “La vita in un paese multilingue non è mai noiosa”.

rt