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Cesena, una storia di salvezza

Applausi e commozione alla Casa di Cura San Lorenzino di Cesena, dove con i discendenti della famiglia Lehrer che vi fu accolta durante le persecuzione antiebraiche è stata ripercorsa la vicenda che vide protagonisti i loro genitori e nonni sotto il nazifascismo. In occasione degli 80 anni dall’istituzione della clinica privata è stata inaugurata una targa, affissa all’interno della struttura, ed è stato presentato il libro Accadde a Cesena di Paolo Poponessi che indaga approfonditamente questa storia.
Nel clima di terrore delle persecuzioni, è stato ricordato, i due medici cesenati Elio Bisulli, fondatore della San Lorenzino, e il professor Achille Franchini, con grande coraggio e senso di umanità furono tra coloro che si esposero in prima persona mettendo a repentaglio la propria vita, offrendo rifugio alla famiglia Lehrer nella struttura, “ricoverandoli” come finti malati. Bisulli e Franchini collaborarono poi con il padre benedettino Odo Contestabile dell’Abbazia cesenate del Monte, che organizzò la fuga dei Lehrer in Svizzera.
“Io non sarei qui oggi insieme a mia moglie e ai miei figli e a mia sorella – ha affermato Marco Grego, figlio di Erika Lehrer – se qualcuno come Elio Bisulli, Achille Franchini e padre Odo Contestabile non si fossero occupati dei miei nonni, di mia madre e di mia zia, che dopo essere stati in Jugoslavia trovarono rifugio alla Casa di Cura San Lorenzino a Cesena e poi vennero accompagnati in Svizzera. La mia famiglia nutre una grande riconoscenza verso questa città, proprio per questo motivo stiamo lavorando affinché padre Odo Contestabile venga riconosciuto come Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme.”
A raccontare questi fatti restituendoli alla comunità cesenate, davanti alla gremitissima sala conferenze della clinica, è stato il ricercatore e pubblicista Paolo Poponessi (direttore amministrativo della Casa di Cura). “L’incontro tra uno dei figli del dottor Elio Bisulli e i nipoti dei Lehrer, figli di una di quelle bambine nascoste in Casa di Cura e poi dalle suore cesenati – ha detto – rappresenta il segno più evidente e tangibile che, almeno quella volta, settantacinque anni fa, il male fu sconfitto da un insopprimibile desiderio di riconoscersi uomini, fratelli”.
Tra gli ospiti della mattinata anche il rav Luciano Meir Caro, rabbino capo di Ferrara e delle Romagne, che ha ricordato come “per tutti gli ebrei italiani deportati c’è stato un italiano che li ha traditi e denunciati, così come per tutti gli ebrei italiani salvati c’è stato un italiano che li ha aiutati”.
Prima dello scoprimento della targa il rav Caro ha concluso con una preghiera di ringraziamento e di benedizione.
Era presente alla cerimonia anche il sindaco di Cesena Paolo Lucchi, che ha affermato: “La vicenda raccontata nel libro di Poponessi ricorda un episodio di eroismo che onora la città, poiché non furono tanti i cesenati che come i dottori Bisulli e Franchini misero a repentaglio la loro vita, le loro famiglie e le loro attività per aiutare gli ebrei perseguitati”.

(24 ottobre 2018)