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Shir Shishi – Ebraico è casa mia

sarah kaminskiUn’escursione in rete porta talvolta delle belle sorprese. Così mentre frugavo nelle ricche bibliografie di Jstore tra le sempre attuali pagine della Jewish Encyclopedia scritta nel lontano 1906 e ora disponibile online, ho trovato una pagina intitolata Fili d’Aquilone con alcune poesie di Rami Sa’ari. Nato a Petach Tikva nel 1963, Sa’ari fu grande viaggiatore, poeta, traduttore, esperto di filologia semitica e vagabondo sperimentale. Ha vissuto a Buenos Aires, Helsinki, Lisbona, Budapest, Atene e Gerusalemme. Ha un PhD in lingua maltese, parla dodici lingue, ha tradotto quaranta libri da nove lingue diverse, incluso turco e catalano ed è autore di dieci libri di poesia. Un anticonformista, originale, cosmopolita ma profondamente israeliano. La sua opera si scontra con archetipi e preconcetti di cui è impregnata la sua patria linguistica, dalla quale torna oramai rappacificato e amato dal pubblico dei lettori. Ha vinto importanti premi letterari, il premio del Primo Ministro 1996, 2004 e il premio dell’Accademia della Lingua Ebraica per le sue eccellenti traduzioni. Per anni ha peregrinato tra luoghi diversi cercando di placare il senso di diversità e di distacco dalla normalità imposta rappresentata dalle istituzioni e dalla burocrazia, dagli amori sconfortanti e dalla sua stessa eccellenza creativa. Ora, come scrive Eli Hirsch, ha trovato il modo giusto per equilibrare le sue tempeste pianificando la vita quotidiana in Grecia con frequenti permanenze a Gerusalemme. A quanto pare tradurre è un modo per portare a casa il mondo intero, ma il mondo ti sfugge se non torni ogni tanto ad abitare l’ebraico.

Identità

Quando tutti mi lasciarono, l’ebraico rimase in me.
La grande fantasia delle parole non si fermò.
L’incalzare delle frasi continuò.
E così non smetto di scorrazzare per luoghi perduti
che la vita mi segnala:
Oscillazione da ogni parte, radici disperse in un’esistenza vagabonda.
Il mio unico passaporto mi perseguita nelle orecchie:
Sarò per sempre cittadino del mio idioma.

(Uomini al bivio, 1991
Traduzione di Sara Pagnini)

Sarah Kaminski, Università di Torino