Setirot
Riflessioni elettorali
Com’è difficile – quasi impossibile – mantenere un po’ di lucidità di fronte ai crimini di Hamas&C. Mi chiedo sempre, ogni volta, che cosa proverebbero penserebbero farebbero chiederebbero i cittadini di un qualunque paese, di una qualsiasi città, che venissero bombardati per giorni, da anni. Mentre scrivo Setirot di questa settimana, ancora morti, feriti, fughe precipitose nei rifugi, traumi profondi che segneranno la vita di bambini e adulti, l’incubo di una nuova “guerra”, il fantasma di altro, troppo, sangue versato. E insieme le manifestazioni che a Haifa, Gerusalemme e Tel Aviv chiedono di riaprire la strada delle trattative di pace.
«Voi che vivete sicuri / Nelle vostre tiepide case…» ammoniva Primo Levi.
Che poi, diciamolo, oggi le case tanto tranquille non sono affatto, guardando a Pittsburgh e all’imbarbarirsi delle società europee. Ed ecco riaffacciarsi, proprio nell’odierno clima allucinante, l’eterno nodo Israele-Diaspora. Perché il medesimo individuo che soffre, s’indigna, si ribella ad ogni sirena che suona nella nazione del suo cuore, che piange a ogni funerale frutto di terrorismo, guarda con disapprovazione e critica le alleanze sempre più vistose tra Bibi Netanyahu e parecchi governi reazionari – se non peggio – in giro per il mondo. È, appunto, il punto di vista, il lacerante e lacerato sentimento di parte dell’ebraismo diasporico, che da noi sta in un campo largo di centro-sinistra progressista – talvolta tacciato di “odio di sé” e quasi di connivenza con il nemico. È il punto di vista, ben più interessante per chi ama Israele, dell’ebraismo statunitense. La massiccia presenza di ebrei eletti tra i Democratici nelle recenti elezioni di midterm è lì a ricordacelo. Secondo un sondaggio PEW-CNN, gli elettori ebrei hanno votato per il 79% democratico, il 17% repubblicano, contro il 70% Clinton e 25 % Trump del 2016. Al Congresso ne sono arrivati 28 e al Senato 9. Tra i 28 del Congresso 21 sono le conferme, 7 le new entry. Nell’insieme un numero cospicuo di donne e la conferma della priorità che il voto ebraico riserva ai diritti delle minoranze, alla difesa del welfare, alla giustizia sociale.
A me pare un tema su cui riflettere, proprio in questi giorni brutti di angoscia e di lutto.
Stefano Jesurum, giornalista