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Tsunami in Indonesia,
oltre 280 le vittime

rassegnaAlmeno 280 persone sono morte in Indonesia in seguito a uno tsunami. L’eruzione di un vulcano ha provocato un’onda anomala di oltre 20 metri che ha devastato le coste indonesiane. L’ente governativo che si occupa di emergenze parla anche di almeno 1000 feriti, decine di dispersi e centinaia di edifici distrutti. Il bilancio, comunque, è provvisorio. L’allerta tsunami, raccontano i quotidiani, non è scattata perché a causarlo non è stato stavolta un terremoto ma una frana sottomarina probabilmente collegata all’eruzione.

Circoncisioni clandestine. Un bambino nigeriano di due anni è morto a causa di un tentativo di circoncisione effettuato in uno studio di Monterotondo, periferia nord della Capitale, dove un libico esercita la professione di medico senza avere, riportano i quotidiani oggi, titoli validi in Italia. Un altro bambino, il gemellino della vittima, è ricoverato, per lo stesso motivo, nella terapia intensiva del Policlinico Gemelli. Si tratta di un nuovo caso di circoncisione clandestina, sempre più diffusa tra le famiglie di nuovi immigrati che la scelgono per ragioni economiche, spiega a La Stampa Mustafa Qaddurah, pediatra e dirigente del Centro Islamico di Roma: “in ospedale costa 500 euro mentre privatamente pagano appena 20 o 30 euro. Alcuni tornano nei Paesi d’origine per l’intervento, ma si parla comunque di decine di migliaia di potenziali vittime in Italia”. Diversi operatori intervistati dai quotidiani (Corriere) chiedono che si lavori affinché il sistema sanitario offra operazioni a costi inferiori.

Simcha Rotem (1924-2018). “Kazik era coraggioso e ostinato. Così fra il 30 aprile e il 1 maggio venne mandato oltre il muro del ghetto per preparare le vie di fuga. Non era il solo, ma era il più giovane, il più sfacciato e il più fortunato. Non era facile, quando tornò la prima volta nel ghetto a cercare i suoi compagni, i palazzi non esistevano più”. Kazik era, ricorda Wlodek Goldkorn su Repubblica, il nome di battaglia di Simcha Rotem, l’ultimo sopravvissuto della rivolta del Ghetto di Varsavia contro i nazisti nel 1943, morto a Gerusalemme all’età di 94 anni. Con la scomparsa di Kazik – scrive Goldkorn – dei 220 militanti dell’Organizzazione ebraica di combattimento non resta più nessuno in vita. La memoria si fa narrazione di chi ha letto e ascoltato i racconti. L’epoca dei testimoni di quel gesto di ribellione (e di speranza; si dice che combatterono per morire dignitosamente, ma chi ha avuto la pazienza di ascoltare davvero i protagonisti, sa che lottarono per sopravvivere) è chiusa”.

Marocco, la manifestazione contro l’odio. “Credevamo di essere al sicuro ma ci sono ancora cellule terroristiche nel Paese. E ancora molti giovani sono influenzati da forze estremiste”, racconta al Corriere Samila Lanziri, giornalista della radio nazionale marocchina, a margine della veglia organizzata a Rabat in memoria delle due turiste scandinave barbaramente violentate e uccise mentre erano in vacanza sui monti dell’Atlas. Migliaia di cittadini hanno partecipato alla manifestazione: tanti i cartelli con su scritto “scusa” sorretti dai partecipanti alla cerimonia – riporta La Stampa – davanti alle ambasciate di Norvegia e Danimarca, i paesi di Maren Ueland, 28 anni, e Louisa Vesterager Jespersen, 24.

La minaccia turca. Mentre continuano le discussioni, anche interne alla Casa Bianca, rispetto al ritiro Usa dalla Siria e alle sue ripercussioni, la Turchia cerca già di trarne vantaggio, radunando truppe nel nord del paese e preparandosi ad attaccare le posizioni dei curdi siriani. “Per Ankara – scrive La Stampa – si scalda anche il fronte del Mediterraneo orientale, attorno all’Isola di Cipro che sui fondali custodisce cospicue riserve di gas naturale. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che fa parte della ‘cordata greca’ perle operazioni di esplorazione, ha risposto a una provocazione del presidente Erdogan, che accusava Israele di colpire chi è già a terra, ricordando le violenze perpetrate dalle armate turche ai danni dei civili a Cipro, nonché quelle sui curdi”.

Usa, una giudice popolare. “Ribelle e femminista: la più amata dai giovani”, così Repubblica descrive oggi Ruth Bader Ginsburg, 85 anni, giudice della Corte Suprema Usa e simbolo del mondo progressista americano. “Non mancava che Hollywood a rafforzare il mito della super avvocatessa dei diritti civili nata a Brooklyn nel 1933, figlia di genitori ebrei immigrati dalla Russia. Ben due film sono dedicati a questa donna dal carattere unico e dalla forma fisica sorprendente: capace di mollare perfino un pranzo con Barack Obama pur di non rinunciare agli allenamenti col personal trainer”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked