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TRADIZIONI Musiche nelle sinagoghe veneziane

veneziaPiergabriele Mancuso (a cura di) / MUSICHE DELLA TRADIZIONE EBRAICA A VENEZIA / Squilibri

Qualche volta ha il soffio pesante, lento. In altri momenti è forte, felice. Il respiro di Venezia è ritmato dalle maree. Le acque s’inoltrano per i canali, riprendono, se ne vanno, tornano. Forse è per questo, per il suo pulsare vitale e inarrestabile, che la laguna ha nel tempo tanto mescolato, dilavato, ricomposto. Uomini con storie diverse e inconciliabili sono finiti assieme, confusi, fusi come acque che nessuno potrebbe più districare. Si sono sciolte anche le loro voci, i canti, i suoni. A qualcuno, tutto questo sciabordio di culture non piace. Non piace adesso, e non era gradito nemmeno secoli fa. «Essendo cossa vergognosa et de pessimo exemplo che essi zudei hano fatto per tuta la terra sinagoge dove se reducono christiani et christiane et cantano li sui officii alta voce cum universal exdamatione». La «cosavergognosa», da punire rinchiudendo gli ebrei in un’area segregata, è dunque aver intonato canti a cui assistono (o addirittura partecipano?) cristiani e cristiane. Il Senato della Repubblica di Venezia è irritato dalla familiarità troppo stretta tra ebrei e cristiani per calli e campielli. Non solo discutono, commerciano, si divertono, violando i confini di fede. Cantano, magari in una sinagoga, e questo pare intollerabile. È il 1516, e nasce così, anche per motivi di repressione musicale, il ghetto veneziano. Ma Venezia ha i suoi tempi e le sue vie misteriose. Gli ebrei, chiusi in ghetto, fanno musica? Vorrà dire che dame e cavalieri dell’aristocrazia lasceranno i loro palazzi per andare ad ascoltare dal vivo quelle composizioni esotiche. Ingioiellate le dame, azzimati i nobili bellimbusti, bravi i cantori. Giulio Morosini, dopo essersi convertito dall’ebraismo al cristianesimo, descrive in un suo volume la musica meravigliosa che s’eseguì in ghetto nel 1628, in occasione di un matrimonio ebraico. E aggiunge un particolare sorprendente: «Vi concorse molta nobiltà di signorie di dame con grand’applauso, sì che convenne tenere alle porte molti capitani e birri, acciò si passasse con quiete». Gli sbirri che fanno la guardia alle porte del quartiere ebraico, affinché i nobili cristiani possano entrare indisturbati… Potenza delle note, e segreti di Venezia. Di segreto in segreto, ecco saltar fuori, da un angolo dimenticato della vecchia Casa israelitica di riposo, in Campo del Ghetto nuovo, quattro dischi di spesso vinile. È il 2010, e si stanno completando i restauri dell’immobile. Ben presto è chiaro che non si tratta di oggetti qualunque, ma della registrazione dei canti sinagogali, eseguita nell’ormai lontano 1954 da Leo Levi, musicologo e autore della più importante raccolta di etnomusicologia ebraica in Italia. Un agile libretto, curato da Piergabriele Mancuso e accompagnato da due CD, descrive il ritrovamento e il materiale catturato dal microfono più di sessant’anni fa. Acque, storie, voci. Provatele a fermarle con un argine, chiuderle con un muro, serrarle in una soffitta.

Giulio Busi, Il Sole 24 Ore Domenica, 6 gennaio 2019