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Roma e gli inciampi della Memoria,
ricollocate le pietre trafugate

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Il vuoto è stato colmato. E così la ferita di tutta una città si è trasformata in un momento collettivo di consapevolezza e impegno. Trafugate in dicembre nel rione Monti, le pietre d’inciampo in ricordo dei membri delle famiglie Di Consiglio e Di Castro trucidati dai nazifascisti sono tornate al loro posto. Nuove targhe di d’ottone a sostituire quelle sradicate nelle scorse settimane. Ad apporle, personalmente, l’artista tedesco Gunter Demnig che ha ideato questa forma d’arte al servizio della Memoria ormai molti anni fa e da allora gira per l’Europa con una missione. Per il decimo anno è a Roma, convocato dall’associazione Arte in Memoria presieduta da Adachiara Zevi che ha collocato ad oggi oltre 300 pietre nel cuore della città. La ricollocazione odierna è un fuori programma rispetto a quanto pianificato ormai diversi mesi fa. Ma è un atto necessario, viene spiegato nel corso della cerimonia.
“Chi ha rubato quelle pietre è come se avesse rubato un pezzo della nostra Memoria. Una Memoria che costruisce il presente e indirizza il futuro. Queste pietre segnano il passo, segnano il cammino” ha sottolineato la sindaca Virginia Raggi. Per Sabrina Alfonsi, la folta partecipazione di cittadini all’iniziativa odierna, “rappresenta un esempio della comunità che vogliamo e dobbiamo essere”. Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, ha messo l’accento su un aspetto particolarmente positivo. “Dal giorno del furto – le sue parole – si è verificata una vera e propria gara di solidarietà, che ha investito amministrazioni e tanti comuni cittadini. Un segnale importante di fronte a un antisemitismo che rinasce”. Sulla stessa lunghezza d’onda Zevi: “È significativo che a reagire non siano stati solo gli ebrei, come purtroppo assai spesso accade”. Dalla presidente di Arte in Memoria è arrivato anche l’appello alle istituzioni affinché vigilino in modo più efficace sulla tutela delle stolpersteine.

(15 gennaio 2019)